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2011
Dimissioni di Berlusconi: e ora cosa attende l’Italia?
Alle 21.42 del 12 novembre 2011, tra fischi e lanci di monetine, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi si è dimesso. Questo gesto spazzerà via il governo più longevo della Seconda Repubblica, un pezzo di storia e un modello sociale con cui gli italiani stentano ormai a riconoscersi.
E’, infatti, la fine della tv dei lustrini e delle donne formose e mezze nude, del porcile dei festini di corte, la fine dell’informazione controllata, delle promesse fatte e mai mantenute, del narcisismo esasperato del potere, delle figuracce in casa Europa. La ribellione di questa Italia si è manifestata negli ultimi due anni attraverso i social network, le manifestazioni di piazza delle donne del “se non ora quando” e del popolo viola, attraverso il trionfo del referendum abrogativo, le percentuali di share dei vari “vieni via con me” o dal successo dell’informazione alternativa su internet. Ma non solo, ultimamente la ribellione è avvenuta anche da parte di chi aveva creduto nel sogno del modello liberale e se l’è visto distruggere a suon di iva e di aliquota al 50% e da parte di chi si è visto mettere le famose mani in tasca tanto decantate dagli slogan elettorali. Insomma sta davvero finendo l’Italia delle tette e dei culi? Probabilmente si, è un dato di fatto. Le reti private non possono più contare sul famoso pubblico generalista che ne aveva decretato il successo.
Ma allo stesso tempo non possiamo illuderci che ora che Berlusconi si è finalmente messo da parte con un colpo d’ala verranno spazzati via tutti i mali dal nostro paese. Ma è un inizio. Si volta pagina. Abbiamo una crisi economica da affrontare, un tasso di disoccupazione giovanile mai raggiunto, un dislivello socio economico davvero preoccupante. E poi c’è lo spread, i titoli di Stato, la crisi dell’euro, la Merkel e Sarkozy. E allora che si fa? Il governo tecnico sembra la prima risposta che le istituzioni possono dare in situazioni di crisi di questa portata. Mario Monti è stato designato come l’uomo (a capo di questo governo tecnico) che dovrà traghettare l’Italia fuori dalla crisi.
Ma chi è Mario Monti? Economista, studia alla Bocconi (dove diventerà rettore e poi presidente) poi a Yale, commissario Europeo, editorialista del corriere dell sera, difensore dell’economia liberale fa multare la microsoft di Bill Gates, primo presidente della “Bruegel” (think thank composto da 16 Stati membri dell’Ue e 28 multinazionali), cos’ha in serbo per l’Italia? A quanto pare una riforma delle pensioni e una tassazione ai redditi più elevati. E ancora a livello europeo una riconciliazione del mercato con il sociale secondo quanto ribadito dai Trattati di Roma e Maastricht e nel Trattato di Lisbona del 2010.
E allora aspettiamo. Mentre scacciamo i fantasmi di chi paventa la paura di un futuro dominato delle banche e della fine della democrazia (alludiamo ai vari Ferrara, Feltri e Sallusti di turno), speriamo che l’economia italiana riparta e con essa l’occupazione, speriamo nel cambio di rotta, speriamo in una politica più sana e responsabile. Ma attenzione non perdiamoci nell’illusione della fine di tutti i mali ma continuiamo a tenere alta la nostra coscienza civica, a far sentire la nostra voce e riprendiamoci finalmente la nostra dignità di italiani.
Alessia Gervasi
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Scritto da Alessia Gervasi









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