E ora il lavoro

E' appena caduto il governo Berlusconi ed è nato il nuovo governo Monti. In questi giorni, si è detto e scritto di tutto su quello che attende il nuovo esecutivo: richieste dell'UE, recupero credibilità sui mercati, rilancio dell'economia, ecc. Ma è su un punto particolare che la società civile si aspetta molto: il lavoro.

Da anni, ben prima della crisi, il sistema del lavoro in Italia è nel caos: alzi la mano chi conosce esattamente quanti e quali sono i tipi di contratto che si trovano in giro per il nostro Paese. Ne abbiamo tantissimi: a tempo indeterminato, a progetto, somministrazione (ex interinale), a tempo determinato, apprendistato, associazione in partecipazione, stage, tirocinio e chi più ne ha più ne metta.

Una giungla di cui, troppo spesso, si servono molte aziende per avere ottimi lavoratori a prezzi di saldo, sulla base della filosofia "sfruttare tanto, pagare poco". Non parliamo poi del lavoro nero, che ha ormai numeri da grande multinazionale.

E a proposito di numeri, eccone altri: l'Istat segnala che la disoccupazione attuale è all'8,5%, ma la Cgil precisa che il dato reale è al 13%, includendo nel conteggio anche cassaintegrati, inattivi e simili, tutte categorie non prese in considerazione dall'Istat.

La Banca d'Italia rincara la dose: di questa moltitudine di disoccupati, solo 1 su 4 riuscirà a ritrovare lavoro nel giro di un anno. In più, a peggiorare le cose, ci si mette il fatto che, contrariamente a quello che succede nel resto d'Europa, la qualità del lavoro si sta abbassando: cioè, aumentano i posti di lavoro con scolarizzazione e livello salariale bassi, tanto che anche chi ritrova lavoro, il più delle volte, deve accontentarsi di una posizione e di un salario inferiori rispetto a quelli persi.

Aggiungiamo che, sempre secondo la Banca d'Italia, i NEET (i giovani nè lavoro nè studio) sono oltre il 23%. Con uno scenario del genere, non stupisce che in una città come Milano, in teoria piena di occasioni lavorative, ci sia il boom di richieste per fare lo spalatore di neve.

Il governo caduto aveva risposto a questa trafila di problemi con l'idea folle di rendere tutti precari, una misura che sindacati e Confindustria hanno pesantemente criticato e osteggiato. In questi giorni si è sentito parlare di varie opzioni: salario minimo, contratto unico d'inserimento, contratto a tutele crescenti e simili. La situazione è grave e bisogna agire subito: è ora di pensare al lavoro.

Danilo

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