La cultura del HR Management: un cammino ancora lungo

Cosa succede ad essere un'estetista un po' sovrappeso e con marito e figli a carico? La risposta dovrebbe essere “assolutamente nulla, perché quello che conta è la bravura e la professionalità di una persona”.

Non ad Asti. Ad Asti, se hai queste caratteristiche, non puoi essere assunta in un determinato centro estetico, perché quello che cercano è una persona senza famiglia, senza legami, e disposta a lavorare con orari stile schiavi delle piantagioni di cotone.

Se questo annuncio è sbagliato per mille motivi, andando a violare praticamente tutte le regole sul divieto di discriminazione, scoperchia un vaso di Pandora ancora più inquietante.

Quante sono le aziende in Italia che chiedono a propri dipendenti orari ben oltre i limiti consentiti per legge? Quanti chiedono di lavorare da casa, la sera o durante il week-end? Tanti, troppi. Ma oramai, è una prassi talmente connaturata nel nostro modo di lavorare, che quasi non ci facciamo più caso. E per certe aziende chi passa in azienda la maggior parte della propria giornata è un eroe da premiare. Senza chiedersi se tutte quelle ore passate in ufficio siano state realmente efficienti.

Si parla di “diritto di disconnessione”, ma per ora è soltanto un tema che attira l'attenzione di giuslavoristi e sindacalisti. Servirà tempo e tanta accortezza prima che entri nella cultura d'impresa. E come dimostra l'annuncio di lavoro di Asti, la cultura d'impresa, e soprattutto di gestione delle risorse umane, ha ancora tanta strada da fare.

Carlotta Piovesan

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