3 Responses

  1. Antonio Forcolin
    Antonio Forcolin at |

    Simone, il mantra moderno è quello dell’uomo “cacciatore” ovvero risultati a breve e possibilmente eclatanti. Ci vorrebbe un sano ritorno all’uomo “agricoltore” che prepara il terreno, semina, lo cura e poi alla fine raccoglie.
    Sono pessimista… ma continuo a farlo a dispetto di tutti.

  2. Mauro
    Mauro at |

    Ciao Simone,
    leggo con interesse questo articolo e per certi versi ne rimango stupito. Ai giovani che lavorano, queste divagazioni suonano come delle fantisie puerili su un mondo sconosciuto. Ovviamente non lancio il sasso per nascondere la pietra e spiego.

    Purtroppo la maggior parte degli under 25 in Italia (in questo modo rientriamo pure noi in questa categoria per il rotto della cuffia) non hanno mai conosciuto una vera e propria esperienza professionale. Senza voler minimizzare il mio percorso così come quelllo di tanti altri cittadini della Repubblica degli Stagisti, non puoi compiutamente parlare di carriera, successso o evoluzione .

    Nel mondo corporate tutto è misurabile e riproducibile su scala. Ciò significa che il #lavoro si compone di obiettivi che costituiscono i KPI (key performance indicator). All’inizio di ogni quarter hai degli obiettivi specifici e le tue prestazioni sono valutate alla luce della media ponderata di alcuni criteri. Il successo esiste come susseguirsi di momenti misurabili.

    Io sono dell’idea che perde anche chi non gioca. Il ragazzo che non invia i curricula per fare un tirocinio o trovare un lavoro per il timore che qualcuno non risponda mi pare che abbia già perso in partenza. Per il resto le chiacchiere sono le balle propinate da tanti portali web in cui la gente parla di lavoro senza aver mai lavorato… ma qui vado fuori tema

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