Portapizze e ciclofattorini: una prospettiva cooperativa sui rider

Il lavoro di qualità è solo quello subordinato, agli ordini di un datore di lavoro? Quando i rider di Foodora hanno portato la piattaforma in Tribunale, la loro richiesta è stata essere qualificati come lavoratori dipendenti.

«Non finisce qui», commentano i legali dei fattorini, mentre a Milano e a Bologna si creano nuove rappresentanze tra questi lavoratori. I rider si sindacalizzano. Un altro commento alla vicenda viene dal prof. Ichino. Secondo il giuslavorista, se il Jobs Act non avesse abrogato la legge Fornero, i rider, economicamente dipendenti dai compensi guadagnati con Foodora, sarebbero lavoratori subordinati a tutti gli effetti. Cambiata la legge, i giudici hanno però dovuto dare torto ai "portapizze", perché ora il criterio è sulla possibilità o meno di auto-dirigere il proprio lavoro.

Un collaborataore autonomo, un co.co.co., può effettivamente determinare da sé le modalità del proprio lavoro, i suoi tempi, e i suoi luoghi. Per certi versi, ricorda molto un particolare tipo di lavoro dipendente, il lavoro agile. Eppure il lavoro agile, lo smart working, suona coma lavoro di qualità, il co.co.co., invece, no. Il lavoro dei rider deve diventare subordinato per migliorare?

Il movimento del Platform Cooperativism ribalta questo punto di vista. Perché il fattorino deve dipendere dalla piattaforma, quando la piattaforma può dipendere dal fattorino? È un momento di grandi opportunità per i lavoratori della gig economy: la diffusione del commercio 4.0 – che rischia di rendere obsoleti i centri commerciali – rende le loro prestazioni molto richieste sul mercato; la tecnologia delle piattaforme, invece, si diffonde e diventa più raggiungibile, quindi più comune e più economica.Quanto tempo passerà prima che i rider si organizzino per comprare la piattaforma che governa il loro lavoro?

La cooperazione offre loro una soluzione, in questo senso. Una società posseduta dalla propria base: dai lavoratori. Più qualità di così…

Simone Caroli

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