24 ott, 2011
Formazione, scuola, lavoro
Scritto da: Elisabetta Vellone In: Benessere e lavoro|Crisi e cambiamento
In queste calde giornate estive aleggia sulle prime pagine dei quotidiani la notizia della fuga degli studenti italiani, con il pieno consenso delle rispettive famiglie, dai licei più severi. Le eco al riguardo sono le più svariate: hanno ragione! tanto quello che conta è avere il pezzo di carta, perché faticare tanto!; a che serve tanto studio se poi non c’è neanche il lavoro e magari ti devi adattare a fare qualunque cosa?; questo non è un paese che premia i migliori, una maturità comprata equivale ad una sudata e allora a che serve impegnarsi tanto? C’è anche chi con amarezza sottolinea la tendenza ad una cultura dell’ignoranza basta ricordare quella notizia sui gravi errori di grammatica rilevati ad un concorso pubblico per laureati. Chi come noi si occupa di quel nobile spazio umano definito “lavoro” non può rimanere indifferente di fronte a tale notizia-documento. E’ proprio la scuola, subito dopo la famiglia, con la sua opera globale cadenziata in varie tappe formative, l’Istituto deputato alla formazione dell’individuo, percorso che va dal formare della coscienza morale e civile dell’alunno fino all’acquisizione di competenze specifiche in grado di consentire al giovane la migliore espressione delle proprie caratteristiche e potenzialità contemporaneamente alla realizzazione del senso di adeguatezza e fiera appartenenza al sistema di cui è parte. La notizia di cui sopra però costringe a rendersi conto che tutto ciò è mera teoria, poiché nella pratica risulta prevalere una tendenza alla cultura “del dritto” una sorta di filosofia dell’ottenere il massimo con il minimo impegno baipassando tutti i criteri della coscienza morale e civile, dell’amor proprio e la sana fierezza del se. Sono ormai una minoranza, peraltro spesso disertate, le scuole e le famiglie, come poche isole rimaste a sopravvivere di linfa propria, che propongono ai loro giovani progetti di vita con nobili traguardi, programmi seri, impegnativi, spartani, senso di responsabilità e spirito di sacrificio ; molte scuole si sono involute allo stadio di imprese commerciali a scopo di lucro dove con un po’ di pazienza si acquista un bene che si chiama: acquisizione del titolo; allo stesso modo molte famiglie si sono involute allo stadio di piccola compagnia da palcoscenico con attori tormentati che arrivano e che partono, dove ognuno pensa soprattutto a se stesso, recita la sua particella per ottenere i propri applausi nella speranza di diventare un giorno ricchi, famosi e pronti a mollare tutto e tutti se si presenta una migliore opportunità. I giovani, che rappresentano la forza-lavoro formanda, sono per definizione creature facilmente plasmabili, gli anni della giovinezza sono molto sensibili a ciò che è dilettevole, comodo e più facile è compito della miglior saggezza dell’adulto, veicolata dall’amore ed il rispetto per i giovani, consentire ed incoraggiare la conduzione a termine di progetti educativi-formativi pregni di senso coerente dai forti e chiari capaci di suscitare nel giovane la migliore espressione della loro intelligenza, sensibilità e senso di responsabilità nella vita come nel mondo del lavoro.
Dott.ssa Elisabetta Vellone










