Apprendistato? Riformiamolo!…ma anche no

Ci risiamo: anno nuovo, riforma nuova. E ancora una volta si tratta di apprendistato.

Su Proposta Lavoro l'argomento è tra i più dibattuti. Forma subdola di sfruttamento di personale già qualificato, opportunità per i giovani di entrare nel mondo del lavoro, canale privilegiato, occasione di formazione vera ed effettiva sul campo, tesoro delle imprese per gli ampi sgravi concessi, inferno burocratico…pare che questo istituto, nato nella notte dei tempi, in tempi recenti, qui in Italia ma ad esempio non in Germania, non abbia mai avuto una sua propria identità.

È di oggi la notizia che il Ministero del Lavoro stia per mettere mano, ancora una volta, alla disciplina dell'apprendistato, quasi sicuramente nelle sue forme più virtuose, il primo ed il terzo livello, quelle cioè che assicurano una vera alternanza scuola-lavoro.

L'idea è quella di portare sul primo livello tutta la formazione secondaria, cioè le scuole, e lasciare al terzo solo quella superiore, cioè università, master, dottorati, istituti tecnici superiori. Bene, benissimo, bis. Se questa manovra fosse stata compiuta con il Testo Unico del 2011 o anche solo l'anno successivo, niente da ridire. L'intervento è logico e di buon senso.

Il problema è che ad oggi, nel 2015, nonostante tutti gli ostacoli del caso, qualcuno sull'apprendistato si sta muovendo e cerca di realizzare progetti concreti. Ad esempio Enel che, sfruttando una deroga concessa dal Decreto Carrozza del 2013, ha già fatto partire in moltissime scuole italiane un percorso sperimentale di apprendistato (terzo livello) part time in cui gli studenti degli ultimi due anni di liceo (quindi anche diciassettenni) vengono assunti per poter lavorare e formarsi contemporaneamente sotto la doppia egida di scuola ed azienda.

Qui sta il tecnicismo: per questo tipo di apprendistato non sono necessari decreti attuativi regionali, bastando solamente un accordo tra Regione, università, scuola e azienda. Se la formazione per il conseguimento del diploma di maturità dovesse passare al primo livello, invece, si rischierebbe di dover aspettare mesi prima che ogni regione emani i necessari decreti e si coordini con le istituzioni scolastiche e normative.

In attesa di vedere gli sviluppi, attesi per queste ultime settimane di febbraio, ancora una volta dobbiamo constatare che "la morale è sempre quella": in un paese dove vale più la riforma annunciata che il programma ben attuato, ad ogni nuovo soffio di vento si rischia più di gridare al vento che di costruire qualcosa di concreto.

Simone Caroli

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