Lavoro sul web: come regolarsi per tasse e contributi

di Giorgio Frabetti e Simone Caroli

Il “lavoro 4.0” sul web, quando non è attività di impresa, è lavoro autonomo, e il lavoro autonomo ha la sua disciplina fiscale e previdenziale.

Conoscere la normativa, che il più delle volte è meno intuitiva di quanto si pensi, aiuta a prevenire sorprese spiacevoli, sotto forma di sanzioni, da INPS e Agenzia delle Entrate. La difficoltà maggiore, per chi vuole essere in regola, è orientarsi nella distinzione tra lavoro autonomo professionale ed occasionale. Non è una distinzione facile.

Un romanzo pubblicato nel tempo libero è certamente un lavoro autonomo, ma non si può dire che sia un lavoro abituale. I proventi delle vendite del libro, che vengono "girati" dall'editore sotto forma di diritto d'autore, formano reddito imponibile ai fini IRPEF, vanno quindi in dichiarazione dei redditi – alla voce "redditi occasionali da diritto d'Autore" – e come tali tassati.

Lavori di natura varia sul web – catalogare foto, scrivere un post, inviare una mailing list, ecc… – se non vengono svolti con continuità sono invece "redditi diversi", che non formano reddito da lavoro e non sono soggetti a contributi finché i compensi restano sotto la soglia di € 5.000 netti all'anno.
Per una distinzione tra lavoro autonomo professionale, collaborazioni coordinate e continuative, e lavoro autonomo occasionale, rimandiamo a questo articolo.

L'occasionalità non ha una definizione di legge precisa. È, semplicemente, ciò che abituale non è. Cosa sia il lavoro autonomo abituale ce lo dice invece il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (art. 5, c. 1, TUIR, DPR n. 917/1986): è quello svolto con continuità; a prescindere che sia prevalente – come il lavoro dell'avvocato – o secondario – come può essere il giornalismo per il professore del liceo.

L'INPS, invece, "vede" l'abitualità in maniera diversa, perché richiede, ai fini del versamento contributivo, che l’attività abituale sia svolta anche in modo prevalente rispetto all’eventuale contemporaneo svolgimento di altra attività, in termini di tempo impiegato e reddito percepito (art. 29, l. n. 160/1975).

Aggiungiamo anche la Risoluzione Ministeriale n. 129 del 1996, dedicata ai fotografi ma valida per tutti i professionisti, secondo cui, fermi restando i requisiti della professionalità e dell’abitualità, configura attività di lavoro autonomo professionale l'attività svolta coi caratteri della professione intellettuale, ossia: (a) impegno a prestare la propria opera intellettuale per il raggiungimento del risultato desiderato e (b) un rapporto fiduciario tra le parti.

Per il lavoro autonomo dell'era pre-digitale, queste regole (da notare la data dei provvedimenti di legge) potevano ancora andar bene. Da non pochi anni, però, ad esempio, esiste il self-publishing: lo scrittore 4.0 pubblica in proprio e vende tramite il suo sito web. Cosa succede se si affilia ad Amazon per la distribuzione? Se crea un blog dove, 24 ore al giorno 7 giorni su 7, invita i visitatori all'acquisto della sua pubblicazione?

Secondo la circolare INPS n. 78/2013 potrebbe essere lavoro autonomo abituale. «Può ritenersi attività abituale [“di lavoro autonomo”, nota nostra] un’attività di vendita online, ove sia effettuata con carattere di sistematicità e di reiterazione nel tempo».

Stando all'esempio, cosa può succedere all'autore della pubblicazione? L'Agenzia delle Entrate potrebbe procedere al recupero dell'IVA non versata e multare l'autore. L'INPS, invece, potrebbe pretendere il pagamento dei contributi (Gestione Commercianti) che sarebbero stati dovuti. Va ricordato, per sottolineare la gravità della situazione, che i contributi alla Gestione Commercianti sono fissi (circa 3.360 €/anno): anche senza guadagno, vanno pagati come se un guadagno ci fosse stato.

Prima di correre ad aprire Partita IVA, però, è necessario fermarsi a riflettere. La Partita IVA è la posizione fiscale del lavoratore autonomo abituale professionale. È la professionalità che, per un'attività di questo tipo, fa la differenza. Né i guadagni né la permanenza h24 del tasto "acquista" sul proprio sito web.

Un elemento di professionalità potrebbe essere il "brand". Self-branding è una delle parole chiave del lavoro nell'era della connessione: avere, nel proprio nome, un marchio, essere noti e percepiti come professionisti in un determinato settore. Senza brand, lo scrittore occasionale – che può sembrare "venditore abituale" solo perché una pagina web invita all'acquisto della pubblicazione – fa attività diversa da una professione e come tale va trattata, a prescindere dal successo dell'iniziativa: un inaspettato boom di vendite, isolato e mai ripetuto, non farà di lui un professionista.

Certo, il ragionamento appena esposto, cioè l'equazione brand = professionalità, non è un elemento recepito in norme di legge, ma, in caso di contenzioso con l'Agenzia delle Entrate, un giudice attento potrebbe dare ragione allo scrittore amatoriale, se non ha aperto Partita IVA e non ha versato i contributi INPS.

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