2 Responses

  1. Gianfranco
    Gianfranco at |

    Era il 15 settembre 2008 quando è iniziate la 3* guerra mondiale, quella giocata con i computer della finanza. L’ effetto per noi è stato quello disastroso di accorgerci che avevamo dilapidato tutto il capitale e poi il credito costruito dalla generazione del 2* dopoguerra, quella dei bravi sul serio e che oggi o hanno 90 anni o non ci sono più. Il risveglio, doloroso, ci ha fatto comprendere, ma forse non accettare che i giochi fossero cambiati e in modo permanente almeno per noi. Cosa succederà tra 100 anni non lo sappiamo e neanche rileva. Quello che è sicuro che non esiste il lavoro fisso da una parte e il lavoro precario dall’altra, sono entrambe due categorie superate e anacronistiche: c’è il lavoro e la competenza, stop! La vita non sarà di lavoro ma di lavori, spesso ne faremo più di uno insieme, le macchine lo consentono. O ci si adatta, ci si rende disponibili e ci si attrezza ad una vita che non può più essere tutelata nello stesso modo o ci si estingue nell’attesa di una cosa che non sarà più: il posto fisso, il contratto a tempo indeterminato! Una volta si poteva inseguire il posto ,oggi dobbiamo inseguire il nostro miglioramento professionale, lo sviluppo delle capacità e delle competenze: è una nostra responsabilità curare questi aspetti così come è opportuno imparare a fare più cose ed essere flessibili e mobili. Le economie che funzionano, le società che reggono sono già li è noi ancora a sognare cartellino e azienda pronte ad accoglierci a vita solo perché in qualche modo ci siamo entrati un giorno per merito, per caso o per una raccomandazione. Era un mondo fasullo, molto cattolico, dove eterno e indissolubile erano valori mistici applicati alle categorie terrene della società e del lavoro: oggi la maggioranza si sposa due e anche tre volte o proprio non lo fa e dobbiamo ancora desiderare il lavoro stabilizzato? Di stabile può e deve esserci l’insieme delle abilità e delle conoscenze, delle capacità a fare: la nostra tutela è quella.

  2. Massimiliano
    Massimiliano at |

    Gianfraco, il tuo discorso è molto corretto e logico.
    Trascura però un particolare che a me non sembra trascurabile: quello che descrivi non è il mondo che abbiamo scelto. Al più è il mondo che stiamo subendo, ma nessuno ha scelto di vivere in un mondo in cui non siamo più liberi di programmare la nostra vita.
    Sono d’accordo che ognuno è libero di scegliere di avere tutti lavori o i matrimoni che vuole, ma bisogna rispettare anche la scelta di chi vuole un lavoro solo ed un matrimonio solo in tutta la vita. Bisogna rispettare la scelta di chi non vuol essere “imprenditore di se stesso”.
    Mi dirai che il cambiamento è già in atto e nessuno può farci nulla. Mi dirai che il mercato è dominante e non possiamo sottrarci alla sua influenza.
    Un modo c’era, ed era la politica. Ora la politica si limita ad assecondare i mercati.
    A che serve votare, allora?
    Il mondo che descrivi tu potrà essere quello più attuale, ma non somiglia affatto né a quello che vogliamo ora, né a quello che volevamo dopo la caduta delle dittature, quando avevamo deciso che avremmo fondato una Repubblica libera e democratica fondata sul lavoro.

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