
Senza voler peccare di presunzione è possibile sostenere, soprattutto in ambito lavorativo, che conoscere meglio se stessi, oltre ad offrire maggiori chances strategiche sul piano comportamentale, contribuisce ad un migliore benessere interiore.
Abbiamo altre volte sottolineato l’importanza della componente emotiva scaturente dall’azione lavorativa non solo pensando al servizio che si svolge, ma anche alla necessità di appagamento, soddisfazione e conferme della persona del lavoratore. E’ noto che un’alta percentuale di lavoratori lamentano stanchezza, insoddisfazione, demotivazione e senso di oppressione rispetto al lavoro che svolgono. Nella storia dell’uomo, da sempre, per lavoro si intende la modalità più nobile e funzionale per realizzare l’autonomia economica offrendo in cambio al sistema sociale una prestazione, un bene o un servizio. Moltissime persone si realizzano nel lavoro che svolgono, si sentono appagate conservando entusiasmo , propositività e buoni risultati; altre invece soffrono, il lavoro è la penale per ottenere lo stipendio di conseguenza sono maldisposte, scontente, spesso ostili e responsabili dei tanti disservizi cui assistiamo ogni giorno. Intento di questo intervento è tentare di ribaltare ottica e significato, del concetto lavoro, allo scopo di aumentare la conoscenza di noi stessi. Supponiamo, ad onor dell’indagine, che l’essere umano non debba lavorare per ottenere autonomia economica, ma che abbia già a disposizione tutto ciò di cui ha bisogno per vivere dignitosamente e che il lavoro abbia quale unico significato il dovere impegnare un tempo/vita positivo sotto forma di dono al prossimo e all’universo che ci circonda. Impegno quindi, che può essere scelto liberamente e totalmente svincolato da qualsiasi forma di guadagno o compenso. Quale lavoro o occupazione avremmo scelto nella condizione ipotizzata? Perché avremmo scelto proprio quello, quali sono le motivazioni che ci spingono alla scelta? Cosa ha in comune questa con il lavoro che realmente svolgo? E’ molto probabile che se la scelta ipotetica coincide con il lavoro che realmente si svolge siamo di fronte ad un lavoratore contento viceversa ad un lavoratore frustrato.
Dr.ssa Elisabetta Vellone









