Comunicazione inefficace: un caso eclatante

megaphoneCapacità comunicative. Competenze nella gestione delle relazioni. Creatività. Tre qualità che, secondo molte fonti, il mercato del lavoro sta cercando avidamente, spesso senza trovarle.

Persino il Ministero dell'Istruzione insiste su queste competenze del futuro, che i giovani italiani sono chiamati a sviluppare già dalla scuola – e con la modalità dell'alternanza scuola-lavoro – per aumentare le proprie possibilità una volta impegnati nella ricerca di una carriera.

Eppure, sembra che un altro ministero ignori sistematicamente l'importanza di una comunicazione efficace. Stiamo parlando del Ministero della Salute e dell'infausta campagna informativa del #FertilityDay. Un disastro su tutti i fronti. Vediamo perché.

Assenza di un messaggio

Comunicare non è difficile, quando si ha ben presente cosa comunicare. Il Ministero della Salute lancia spesso campagne informative per sensibilizzare l'attenzione pubblica su alcune tematiche di sua competenza. Certamente portare l'attenzione dei cittadini sul rischio infertitilità che possono correre è una di queste. I rischi non fertility-day-963172_w1020h450c1cx513cy119possono mai essere eliminati del tutto, ma possono essere ridotti o aggravati, a seconda anche delle abitudini di vita della persona. Se il Ministero avesse lanciato questo messaggio avrebbe ottenuto un consenso praticamente unanime. «Vuoi preservare la tua fertilità? Fai attenzione a questi fattori di rischio» sarebbe stato ineccepibile. Certo, forse poco accattivante, ma un Ministero non deve vendere prodotti, deve sensibilizzare. Cos'ha coluto comunicare il Ministero, invece? Apparentemente, sembra che abbia puntato tutto su una comunicazione ideologica, sul trasmettere un'opinione imponendola dall'alto ai cittadini. Un messaggio confuso, insomma, e perdente.

Presenza di una ideologia

fertilityday2016Un Ministero è parte di un Governo che esercita il potere esecutivo su circa 60 milioni di persone, con 60 milioni di opinioni diverse sul tema dell'avere figli e del concetto di fertilità. Un tema parecchio intimo e delicato. Consideriamo la provenienza politica del ministro Beatrice Lorenzin: il Nuovo Centro Destra, un partito nato da appena 3 anni e che raccoglie il 5,5% dei seggi in Parlmento e, stando alle ultime elezioni, circa la stessa cifra di consensi tra i votanti. Significa che, potenzialmente, l'elettorato italiano è al 95% contrario alla ideologia del Ministro. Questo non vuol dire che ogni messaggio ministeriale è per natura inadeguato, significa che bisogna prestare attenzione ai messaggi che si lanciano. «Se per scelta di vita hai deciso di avere figli, queste indicazioni ti possono tornare utili» è un messaggio senza ideologia. Certo, esclude una grossa fetta di popolazione – chi non vuole avere figli, chi preferisce l'adozione… – ma sicuramente arriverà a chi deve arrivare. La ragazza con una clessidra in mano – che potrebbe essere ogni ragazza sul suolo italiano – rappresenta tutti, invece. Il Ministero ha scelto di dire ad ogni cittadina/o che deve sbrigaresi (deve?!) altrimenti il Paese sarà a corto di figli. Siamo in una democrazia, cioè in un ordinamento che raccoglie individui liberi di fare le scelte non nocive che preferiscono. Il Ministero invece ha visto la società in modo organico: alcune persone devono fare figli  per il «bene comune». Una visione tipicamente totalitaria e dittatoriale, che facilmente può essere aggredita.

Debolezza, una grande debolezza di fondo

campagnaDicevamo, una comunicazione faziosa può essere facimente aggredita, soprattutto se la fazione è poco numerosa e ha molti avversari. I fatti, invece, hanno di solito pochi oppositori e chi si oppone a fatti documentati e comprovati è spesso etichettabile come «complottista» o «fanatico». Il Ministero ha disgraziatamente pensato di comunicare fatti sotto forma di opinioni. «L'alcool riduce la fertilità» è un fatto. «Genitori giovani è meglio» è un'opinione. Condivisibile o no è un'opinione. Non è sbagliato comunicare opinioni, bisogna però saperlo fare e non improvvisarsi, quando si tratta di difenderle. Alcune opinioni sono però indifendibili, ad esempio le opinioni razziste. Coppie giovani, bianche, con denti perfetti: approvate. Stanza multietnica con ragazzi che fumano presumibilmente marijuana: disapprovata – piccola parentesi: in alcune parti del mondo, tra cui gli Stati Uniti, questo comportamento non è nemmeno illegale. È razzista il volantino ministeriale? Forse. Sicuramente non è un volantino che può considerarsi al 100% al riparo da accuse di razzismo. Opinione debole, attacco massivo. Certo, tra i detrattori c'è chi attacca la campagna solo perché ha la possibilità di farlo (se la prende coi deboli, insomma), ma qui l'errore è del comunicatore che, dalla sua posizione, potrebbe invece essere forte e generare consenso – anziché essere travolto all'anti-consenso.

Il mondo del lavoro

Questo sito parla del mondo del lavoro. Da questo punto la campagna ministeriale è offensiva su vari livelli.

Primo: il Ministero dell'Istruzione ha spesso evidenziato la necessità di acquisire competenze comunicative per affermarsi nel mondo del lavoro. Anche per questo ha promosso modalità come l'alternanza scuola-lavoro, per avvicinare gli studenti ad un mondo dove la comunicazione è più complessa, dove destreggiarsi a parole è una competenza fondamentale e per niente scontata, dove spesso una parola di troppo o una fuori posto possono costare caro. Dall'altra parte ha un problema: un eccesso di specialisti della comunicazione (ad esempio i laureati in ambito umanistico) senza una collocazione nel mondo del lavoro. In altre parole, il mondo del lavoro chiede capacità di comunicare come accessorio, non come caratteristica principale. Quante persone senza lavoro, specializzate in tecniche di comunicazione, avrebbero potuto fare di meglio di chi ha lavorato – a spese del contribuente – per il Miistero? La possibilità che la risposta sia «molte» è probabilmente alta.

fertility-day-4Secondo: la fertilità è un conto, la possiblità di avere figli è tutt'altro. Senza mezze misure: è tutt'altro. Il mondo non si divide in gente che vuole e non vuole avere figli. Esistono non poche persone che vorrebbero avere figli, ne hanno la possibilità (hanno cioè preservato la propria fertilità anche senza indicazioni ministeriali), ma non possono mettere in pratica il loro progetto di vita, perché non compatibile con la propria situazione lavorativa. E anche qui, i casi sono molti. Disoccupati, lavoratori con redditi troppo bassi, lavoratori con redditi adeguati ma senza tempo materiale per occuparsi dei figli, lavoratori che potrebbero avere tempo e denaro per i figli ma che hanno altri famigliari a carico e lavoratori per cui avere figli e fare carriera non sono opzioni compatibili oppure che non hanno ancora deciso, perché non hanno in mano gli elementi per fondare una scelta – posso mandare i figli al nido? Quanto mi costa? Cosa succede se datore non mi rinnova il contratto perché aspetto un bambino? Situazioni complesse e variegate che non possono essere ridotte a uno «sbrigati».

Conclusioni

fertilitycreativita-300x300Partiamo da un presupposto: un Ministero che mette in atto una campagna informativa sui rischi per la salute e sulla fertilità fa bene. Anzi, è lodevole. L'infertilità è un problema medico che si può prevenire ed è giusto prevenire. Come la carie e le malattie dei polmoni. Però nemmano al Ministero verrebbe mai in mente di dire «Boicotta Mulino Bianco, lo zucchero ti caria i denti», oppure «Fuori dal nostro Paese l'industria del tabacco! Per il bene comune». Quando a parlare è un Governo, la forma è sostanza. Così come un comportamento dittatoriale è dittatura, un messaggio dalla forma dittatoriale diventa lo spettro di un abominio istituzionale e politico.

Avere figli ed essere fertili, poi, non sono la stessa cosa. Se il Ministero si fosse limitato ad una noiosa campagna contro i rischi per la fertilità senza buttarla su piani più escatologici («Fai figli, salva il paese!») nessuno ci avrebbe fatto caso, tranne quelli con orecchie per intendere. Gli altri, tutti gli altri, avrebbero continuato – e continueranno – a fare o non fare figli senza dare alcun peso alle indicazioni del Ministero.

Comunicare i fatti e comunicare opinioni sono due mestieri diversi. Comunicare agli amici è un conto, comunicare a un collega è un conto, comunicare all'elettorato è tutt'altro conto. Pessima figura del Governo che tratta la comunicazione in modo tanto differenziato da apparire strabico, incoerente e debole agli occhi dei contribuenti. In Italia, guardacaso, è in corso un dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere, i cui effetti sulla salute sono oggetto di dibattito scientifico e mediatico. Dopo lo scivolone sulla fertilità, quanto sarà presa sul serio una campagna informativa del Ministero su questo frangente, quando verrà il momento?

Il mondo del lavoro tratta il tema della comunicazione con delicatezza, il Governo no. A quanto detto sopra si aggiunge allora una considerazione: il Ministero è un cattivo esempio. Male per chi vorrebbe fare della comunicazione il suo mestiere, male per chi si sta formando un'opinione sull'importanza della comunicazione, malissimo per chi avrebbe potuto fare di meglio ma non ne ha avuto la possibilità.

E poi c'è chi difende a spada tratta l'operato del Ministero, perché «siamo a crescita zero» e «c’è di mezzo un piano superiore alla legge di domanda e offerta, un piano educativo», appunto. Ma anche questa, si vede bene, è solo un'altra opinione.

Simone Caroli

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.