Giovani e lavoro: ecco il punto di non ritorno

Oggi possiamo dire che il mondo è cambiato. Se i risultati della ricerca «Avere 20 anni, pensare al futuro» di Acli e Cisl venissero confermati, assisteremmo alla messa nero su bianco di un timore che si sentiva già da tempo: nel futuro del lavoro i diritti che conosciamo non ci saranno più. Crollano come un castello di carte non le «lotte per i diritti», ma i diritti stessi.

Cosa dice la ricerca

Per avere e mantenere un lavoro, che dia un reddito, i giovani sono disposti a non vedersi più retribuite:

3. Maternità – 11,1%
2. Ferie – 26,6%
1. Malattia – 28,2%

Il campione di riferimento non è rappresentativo: sono solo 1.000 giovani della città di Roma. Ma è significativo. I giorni di assenza dal lavoro sono percepiti dai giovani come rinunciabili. Ma perché questi dati? Dipende dalla percezione dei giovani verso il futuro.

Nella sfera di cristallo

4. Angoscia – 26,3%
3. Precarietà – 26,6%
2. Confusione – 36,0%
1. Speranza – 61,3%

In cima alla classifica dei sentimenti rispetto al futuro c'è la speranza. La speranza che con un lavoro senza ferie e malattie oggi si possa ottenere qualcosa di meglio domani. Non con la lotta, non aprendo un'azienda. Ma lavorando, anche se confusi, precari, angosciati. E laureati, perché nella laurea e nell'università i giovani credono ancora.

Università, perché iscriversi?

3. Per avere un lavoro redditizio – 34,2%
2. Perché senza laurea non si trova lavoro – 36,9%
1. Per un impiego coerente con i propri interessi – 41,8%

L'università non funziona. Anzi, non funziona nemmeno il passaggio dalla scuola all'università. Perché se è vero che ci si iscrive per conciliare interessi e lavoro, poi, quando si esce, quasi un giovane su tre (30,3%) è disposto a lavorare in un campo per cui non ha studiato. Quasi un giovane su tre, quindi, potrebbe convivere con il pensiero di aver buttato via (generalizzando) dai 3 ai 6 anni della propria vita.

Alternanza scuola-lavoro

Per il 57,1% degli intervistati è una soluzione necessaria. Dentro questo dato potrebbe esserci di tutto. Nella ricerca, l'alternanza viene vista come una modalità di accelerazione del passaggio tra scuola e lavoro. Nient'altro. Un approfondimento sul perché proprio l'alternanza scuola-lavoro al momento non è disponibile. Da sottolineare il ribaltone con lo Statuto dei Lavoratori del 1970. Non sono più i lavoratori-che-vogliono-diventare-studenti il centro dell'attenzione: sono gli studenti che vogliono diventare lavoratori. Se una volta era la scuola che mancava, ora di scuola c'è un eccesso, mentre il lavoro è diventato sempre più scarso.

E domani?

discontentment-a-root-of-rebellionIeri la lotta per i diritti, oggi la lotta per il lavoro. Domani un lavoro che non sarà né quello di oggi né quello di ieri. Ma già oggi lavorano milioni di persone senza ferie, malattie, maternità…sono i lavoratori autonomi. C'è chi sostiene che in futuro la figura del dipendente sparirà, sostituita da quella del «professionista». Se una previsione di questo tipo si avverasse, non sarebbero in crisi solo ferie e malattie pagate, ma tutto un sistema economico basato sul lavoro dipendente.

La prima crepa di questo sistema si è vista con la ricerca «Avere 20 anni, pensare al futuro». Piccolissima, perché 1.000 giovani di Roma non sono un campione rappresentativo, ma importante. Sul lavoro (dipendente) si è retta gran parte dell'economia e della politica di questo secolo e di quello scorso. I giovani di oggi, non disperati ma preoccupati, stanno iniziando a lasciarsi tutto alle spalle. È probabile che saranno loro a sopportare il peso di una economia senza individui, sostituiti dalle macchine. Se la politica vuol fare qualcosa "parli ora o taccia per sempre". L'impressione, però, è che su questo fronte si senta un silenzio assordante.

Simone Caroli

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