Il nascente Smart Working in Italia tra legge e filosofia

Smart Working è una delle espressioni più di tendenza dell’ultimo periodo: essere smart significa letteralmente essere brillanti, agili, in gamba. Se la parola viene poi associata al mondo del lavoro, in Italia accusato di essere àncorato a vecchie logiche fordiste e a schemi di comportamento non più adatti alle trasformazioni in atto,  il gioco è fatto e l’appeal scatta immediatamente.

visore-596x295Ma cosa significa davvero per un’impresa operare in Smart Working? Libertà di orario e di luogo di lavoro per il proprio personale? Enormi open space dove non esistono più rigidi confini tra la mia scrivania e quella del mio vicino? Incrementare la produttività ed incentivare la conciliazione vita-lavoro? O piuttosto maggiore pervasività di controllo da parte del datore rispetto al semplice orario di lavoro? Il disegno di legge, in discussione in questi giorni in Commissione Lavoro al Senato, si presenta come una serie di linee guida per le aziende, privo di paletti che rischierebbero di ingabbiare uno strumento la cui caratteristica principale è proprio la flessibilità. E per questo motivo, numerose sono le domande delle imprese (a cui proponiamo una risposta, in questo articolo) .

Tuttavia, al di là degli aspetti giuridici dello strumento, sarebbe interessante fare una riflessione sulla filosofia che sta alla base di questo strumento. L’Osservatorio sullo Smart Working degli Osservatori Digital Innovation lo definisce  come “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”. La parola chiave dunque sta proprio sulla maggiore responsabilizzazione del lavoratore, che ora non ha bisogno dell’occhio vigile del datore di lavoro per dover svolgere il proprio lavoro quotidianamente. Si instaura dunque una nuova relazione basata sulla fiducia e non più sul controllo. Se non che, come osservano già alcuni, quale miglior forma di controllo c’è di quella basata sul raggiungimento del risultato?

Come ogni novità, anche lo Smart Working porta dunque con sé molto entusiasmo ma anche alcune perplessità, che solo l’utilizzo di buone prassi e di un impiego consapevole dello strumento potranno fugare.

Il primo passo sarà certamente far comprendere alle aziende le potenzialità dello Smart Working come metodo di lavoro che non vincola più al luogo e all’orario di lavoro, ma all’ottenimento di risultati. Tematica che in Italia faticherà a passare, ma che sarà l’unica strada per stare al passo con i cambiamenti del lavoro.

Carlotta Piovesan

 

 

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2 Responses

  1. MrsCassandra
    MrsCassandra at |

    Non capisco perché ci sia bisogno di una legge in merito. Cos'è? Uno specchietto per le allodole? L'unica cosa che deve cambiare è la mentalità. Per quanto riguarda la legge, riducano le tasse e portino la pressione contributiva (INPS) a un terzo dell'attuale, introducano cose come il Salario Minimo Nazionale e la Personal Allowance. Vedrete quanto più smart diventerà il mind set delle aziende italiane…

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