La paralisi del lavoro non è il male peggiore

la paralisi del lavoro non è il male peggioreLa libera caduta di questo paese verso la” perdita” , la disoccupazione, gli stenti, la povertà, la disperazione, il senso di solitudine e abbandono, la rabbia verso tutti gli usurpatori delle ricchezze comuni, come un fiume in secca, mette in evidenza la melma dei fondali e tutto ciò che in essi alberga. Basta pensare che ci sono persone che sperano di essere arrestate onde smettere di preoccuparsi per come mangiare e dove dormire. La disinibizione degli istinti più bassi, è ormai dimostrato, alimenta la tendenza  a delinquere nei confronti delle persone e nei confronti dei beni materiali, aumenta la violenza e lo sfruttamento, nonché l’abuso, il peculato, le frodi, i traffici illeciti  i suicidi rendendo gli individui degli esseri di qualità molto scadente e spesso vergognosa.

Le autorità governative sembrerebbero ignorare da anni l’essenza propria all’arte del governare racchiusa nel sacro principio del “bene comune”, ma anche l’importanza dell’esempio dato dal proprio agire in quanto figure leaders. In attesa di una auspicata volontà di rinascita e di recupero è opportuno evidenziare considerando, a caratteri cubitali, l’urgenza di una rieducazione civica e morale di massa. Ci riferiamo alla penosa tendenza alla rozzezza e alla volgarità che ormai prevale nel modo di fare generale in ogni ambito sociale, dovuta alla mancanza di stile, alla perdita della cortesia, della capacità di gentilezza, della cordialità, della capacità di rispetto, della lealtà e del senso di responsabilità. Rieducare un intero paese nella mentalità, negli intenti,  nel modo di pensare, nel modo di esprimersi e di comportarsi non è un’impresa semplice, ma neanche impossibile.

Tanto per fare un esempio istintivo, dettato solo da un naturale  buon senso, si potrebbe pensare di distribuire a tappeto, a carattere obbligatorio, una circolare contenente le regole della convivenza civile e di buona educazione da osservare rigorosamente nel linguaggio verbale, nei comportamenti e nei modi di agire, nelle relazionali interpersonali  insomma in ogni ambito dell’agire pubblico. E’ naturale ritenere che fra i primi destinatari, di detta circolare, debba esserci la scuola con estensione a tutti gli ambienti che partecipano alla formazione dei giovani; subito dopo è opportuno pensare alla classe dirigente del paese dai politici ai leaders di qualunque livello indistintamente e, a seguire, agli uffici pubblici e privati e tutte le aziende erogatrici di beni e servizi, insomma a tutti.

 Altro opportuno provvedimento potrebbe essere quello relativo al divieto, non solo dell’uso, ma  della disponibilità del telefonino nel posto di lavoro e nella scuola unitamente al divieto dell’uso prolungato di strumenti elettronici, in quanto ipnotizzanti e con effetti degenerativi per il sistema nervoso della mente umana allo scopo di ri-promuovere la socializzazione, il linguaggio parlato, i contatti e i rapporti fra le persone. Riaffermare  il sacro criterio del merito ed il valore del buon esempio in ogni cellula dell’apparato sociale sollecitando le menti a perseguire il valore dell’”essere” al falso  valore dell’”apparire”.

Da non trascurare l’opportunità  del divieto assoluto di sostanze stupefacenti di qualsiasi tipo le quali in partenza illudono i consumatori di poter diventare dei super man per poi derubargli l’anima, i sentimenti e la dignità fino a ridurli delle larve umane.

Il paese è in crisi; le istituzioni sono in crisi; le persone stanno cedendo e il prezzo che si paga è altissimo. Proprio come nei casi di infestazioni maligne e incontrollabili l’azione di bonifica dovrebbe essere massiccia, immediata e capillare.

Dr.ssa Elisabetta Vellone

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