Lavoro ed efficienza Ci basta che funzioni?

 

Lodata per anni, esaltata, elogiata. L’efficienza è il mantra del nostro tempo, il nostro primo comandamento. Crediamo di saper bene cosa sia, e forse ci sbagliamo. Due grandi autori, Jason Hillman  e Henry Mintzberg, ci aiuteranno a conoscerla meglio.

Possiamo fidarci dell’efficienza? Sembra così innocua, sicuramente accattivante: ci promette di ottenere il massimo con la minima spesa.

Ma come fare? Eliminando gli attriti? È possibile. Evitando consumi eccessivi o inutili ? Meno possibile ed, anzi, fonte di inesauribili discussioni e sorprese.

Ci sono soluzioni più eleganti. Possiamo reputarci efficienti quando tra alcune varianti di un' attività scegliamo quella che con un ammontare di risorse predefinito ci fornisce il maggior risultato

Ci sono soluzioni di più semplici. Guardiamo al rapporto fra input ed output. Otteniamo una frazione Input/Output e chiamiamo efficienza (o indice di economicità) la relazione che così otteniamo fra queste due grandezze.

Soluzioni semplici, soluzioni eleganti e James Hillman [1] ci mette in guardia facendoci notare che questo gioco può prenderci la mano.

La smania per l'efficienza può sostituire ogni nostra motivazione a fare con l'ambizione a "far funzionare". Può diventare la sola giustificazione che vediamo per la nostra condotta, senza più tener conto di intenzioni, impatto, conseguenze.

Se noi le permettiamo di cancellare ogni altra motivazione, la nostra dedizione all'efficienza ci sgrava, ai nostri occhi, da qualsiasi responsabilità se non quella di ricercare il massimo effetto con il minimo impiego di lavoro.

Senza altra motivazione che far funzionare e senza altra responsabilità che far funzionare:

"Il lavoro di uccidere con il gas e bruciare 5mila esseri umani, ed in alcuni campi da 5mila a 20mila persone in 24 ore, esige il massimo dell'efficienza", cita James Hillman dal libro In quelle tenebre [2] Il libro raccoglie le 70 interviste che Gitta Sereny fece a Franz Stangl, comandante del campo di sterminio di Treblinka.

Vorrei che ripensassimo a Stangl ogni volta che ci domandiamo "perchè dovrei far questo?" e troviamo un'unica risposta: "perchè funziona".

 

Hillman ci mette in guardia in quanto persone, Henry Mintzberg anche in un recente post [3] guarda alle organizzazioni efficienti.

Per un'organizzazione, giocare avendo l'efficienza come unica regola ineludibilmente ne appesantisce i dadi, a favore di ciò che è più facile da misurare e la spinge su di una strada lungo la quale, puntualmente, ci attende un divorzio tra attività economiche e tessuto sociale.

Come esito della retorica dell'efficienza, Mintzberg ritrova nelle organizzazioni efficienti ciò che Hillmann vedeva in Stangl.  Lo stesso ritrarsi dalle responsabilità verso tutto ciò che appare un impedimento al tendenziale azzeramento della relazione input/output.

Anche in un'organizzazione che non intenda dedicarsi ad attività criminali ma solo perseguire con la massima efficienza fini leciti, i costi vengono di solito misurati più dei benefici.

I costi sono più tangibili e si prestano di più al calcolo. I benefici sono intangibili e più difficili da misurare. Tra tutti i benefici, quelli che influenzano la vitalità del tessuto sociale sono i più difficili da misurare e facili da esternalizzare. Non saranno messi in conto. Se li cerchiamo nei calcoli, di input e output, probabilmente non li troveremo.

Così avviata sui levigati binari dell'efficienza, ogni organizzazione può puntare al massimo col minimo di investimento, senza chiedersi quale prezzo stia imponendo alla società, che avrebbe interesse a far prosperare.

Questo somiglia molto a segare un ramo sul quale stiam seduti. Se non ci sono impedimenti, se tutto va bene, cadremo. Se siamo molto efficienti, cadremo prima.

 

Non solo, forse,  la dedizione all'efficienza può accorciare il successo delle organizzazioni anche un altro modo.

Se come rispondeva Franz Stangl a Gitta Sereny, quando la giornalista gli chiedeva perchè, pur essendo nella posizione per farlo, non aveva neppure cambiato il modo con cui 1 milione di persone, scaricate dai treni, venivano spinte avanti a frustate o fucilate lungo la strada, per condurle alla docce di Treblinka.

"Ma lei non poteva cambiare tutto questo? Nella sua posizione, non poteva far cessare quelle nudità, quelle frustate, quegli orrori dei recinti da bestiame?"
"No, no, no! Questo era il sistema. L'aveva escogitato Wirth. Funzionava. E dal momento che funzionava era irreversibile."

Inscritta nell' "efficientamento" e nella complusione a far andar avanti il lavoro senza impedimenti, c'è la compulsione a non rinnovarci.

A dispetto di qualsiasi riorganizzazione, un' organizzazione che abbia in mente soltanto l'efficienza non è attrezzata e non si attrezzarà per accogliere novità. Innnovare significa sperimentare e sperimentare è inefficiente.

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Così è, se vi pare, che anche le organizzazioni più efficienti, le più costose per il nostro tessuto sociale e per la nostra sopravvivenza in questo pianeta, possono irreparabilmente deteriorarsi e clamorosamente fallire, per non saper mettere in conto il cambiamento.

                                                               Gina Bondi

 

1 Hillman James,  Kinds of Power: A Guide to its Intelligent Uses (1995). Il potere. Come usarlo con intelligenza, Milano 2002 [http://www.ibs.it/code/9788817107990/hillman-james/potere-come-usarlo.html]

2 Gitta Sereny, In quelle tenebre, Milano 1975[ http://www.adelphi.it/libro/9788845902048 ]

3 Henry Mintzberg, What could possibly be wrong with “efficiency”? Plenty [ http://www.mintzberg.org/blog/what-could-possibly-be-wrong-%E2%80%9Cefficiency%E2%80%9D-plenty ]

 

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