“What’s the evidence?” è la domanda per la comunicazione nel 2017

7373752274_8e5314ee47_z“What’s the evidence?” è la domanda che fu posta da un professore inglese in un corso di management a me e ai miei amici dell’università, pochi anni fa. La riflessione ch’egli voleva innescare era sulla natura e affidabilità delle informazioni cui facevamo affidamento per scrivere le nostre tesine, e che in futuro avremmo usato per lavorare e interagire con dei colleghi.

Il punto è che presto scoprii che questa non è solo una domanda per studenti e accademici. “What’s the evidence?” riflette una necessità attuale, in particolare della comunicazione e dell’informazione sul web. Siamo bombardati di contenuti e sappiamo perfettamente che non tutti hanno lo stesso valore. È una domanda che riflette un atteggiamento critico rispetto alle fonti che sta utilizzando la persona che comunica, critico della loro qualità e del loro corretto utilizzo. Da cui deriva un altro mantra: non tutte le evidenze sono uguali.

Quali sono i vantaggi per comunicare in qualunque contesto, e soprattutto online con il blogging, con questa domanda in testa?

  • Sarete facilitati nel porre le fonti su una gerarchia di qualità;
  • Aumenterete la vostra autorevolezza, perché sarete in grado di dimostrare di aver lavorato su ottime materie prime;
  • È la via migliore per comunicare se siete giovani e non disponete di un’esperienza consolidata alle spalle: per forza di cose c’è bisogno di aggregare informazioni e scrivere sulle basi che altri hanno già gettato.

Esistono delle linee guida per valutare le idee e le conoscenze, soprattutto relative al mondo del lavoro e del management? Pfeffer e Sutton, due grandi docenti di management e comportamento organizzativo, dicono di sì. Qui ne indico alcune:

  • Trattate le “vecchie” idee come tali, non come se fossero nuove di zecca;
  • Siate sospettosi di quegli studi o quelle idee presentate come innovative;
  • Date più ascolto a comunità e associazioni che lavorano congiuntamente che ai singoli guru.

Le buone evidenze sono il passaporto della preparazione: selezionare e presentare solo le migliori fonti e trarne il meglio per il nostro messaggio è un lavoro che richiede spirito critico, disciplina e tempo. Ormai sono diversi gli esempi che dimostrano che online la qualità paga.

Chiudo con una chicca che sta girando sul web che secondo me racchiude in un istante il senso di questo discorso. Il post prende una foto di Donald Trump al computer: immaginatevelo al lavoro su una tesina. Sotto il suo volto questa scritta: 

Sources cited:

You know it

I know it

Everybody knows it

 

Riferimenti

Pfeffer, J., & Sutton, R. I. (2006). Hard facts, dangerous half-truths, and total nonsense: Profiting from evidence-based management. Harvard Business Press.

Photo credit: JasonGoto via Foter.com / CC BY-NC

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