Pro-post@ Lavoro

22 mag, 2011

DOWNSHIFTING: Lavorare meno per vivere meglio

Scritto da: Alessia Gervasi In: Crisi e cambiamento

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DOWNSHIFTING: Lavorare meno per vivere meglioTra crisi e cassa integrazione, decisamente in controtendenza, c’è chi sceglie di ridurre volontariamente il proprio orario di lavoro, o addirittura in alcuni casi di “mollare” una posizione di prestigio in cambio di una vita più lenta, serena e in armonia con se stessi. Stiamo parlando di un nuovo fenomeno sociale il “downshifting” ovvero rallentare, scalare marcia e sarebbero 16 milioni i lavoratori pronti a farlo in tutto il mondo tra cui 100 mila in Francia (chiamati néo-ruraux) e 260 mila in Gran Bretagna.

Il downshifitng è una vera e propria scelta di vita che può oscillare dalla riduzione considerevole del proprio stipendio in cambio di maggior tempo da dedicare alla propria famiglia e alle proprie passioni, fino ad un sogno di libertà realizzata, vera e autentica, in armonia con la natura e alla scoperta della propria dimensione spirituale. In ogni caso si tratta di una scelta coraggiosa, e non sempre la società è pronta ad accogliere con benevolenza chi osa rompere le care e sicure regole. In uno studio sul fenomeno del downshifitng in Australia, infatti, è emersa l’ostilità da parte dell’ambiente ad accettare la scelta di vita del downschifter e la conseguente rottura degli schemi preesistenti. Il downshifter decide di andare coraggiosamente controcorrente, adotta uno stile di vita sano e spesso ecologico, recupera una dimensione interiore, rinuncia consapevolmente alle logiche del consumismo, ritrova il contatto con la natura. Si lascia alle spalle una carriera ai massimi livelli poichè ne ha perso il fascino e quella necessità rischiosa. A ben vedere il downshifting è un prodotto della crisi al pari della disoccupazione. E’ la conseguenza di un sistema economico fagogitante e insidioso. Figlio della delusione postmoderna e del mito tecnologico. Gli stessi downshifters affermano di essere stati i promotori di un meccanismo economico che li ha strangolati e dal quale hanno tentato coraggiosamente di uscire. Si lavora per potersi permettere di consumare per poi lavorare ancora di più per mantenere i propri consumi.

Il downshifting va letto, pertanto, nella sua dimensione sociale come indicatore della presenza di un movimento che vuole cambiare lo stile di vita e l’organizzazione del lavoro. Anche noi abbiamo il nostro esempio di downshifter italiano, Simone Perotti, dirigente a 28 anni, a 40 decide di dire basta, molla tutto e decide di dedicare il resto della sua vita alle sue vere passioni la navigazione e la lettura. Per chi volesse seguire il percorso di Perotti su youtube sono presenti i video che raccontano in “pillole” la sua esperienza. Ad agio con coscienza e nel rispetto della natura, sarà forse questo il futuro che ci attende dopo la crisi? Beh non sarebbe male…

Alessia Gervasi

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