Quanti lavoratori, vedendo i film della serie Fantozzi, avranno desiderato calarsi, almeno una volta, nei panni del Mega direttore galattico, il super dirigente che esercitava i suoi poteri divini sui poveri impiegati?
La risposta è abbastanza sorprendente: ben pochi.
Leggendo i dati della decima indagine annuale World of Word, realizzata da Ranstad, oltre la metà degli impiegati intervistati ha dichiarato di essere pronto a rifiutare un’eventuale offerta di passare in sala comandi.
Sono soprattutto i più vecchi e le donne a non voler fare il gran salto (ma anche tra i più giovani, ben 4 su 10, c’è chi ha risposto no): ricoprire una carica di quel livello significherebbe un aumento abnorme dello stress da lavoro
, la prima causa di malattia tra i lavoratori europei (oggigiorno sono 56 milioni gli europei, di cui ben 9 milioni di italiani, a rischio), tant’è vero che dal 2004, grazie ad un accordo raggiunto tra la Confederazione europea dei sindacati (Ces), l’Unione delle Confindustrie europee (Unice), l’Unione europea degli artigiani e delle piccole imprese (Ueapme) e il Centro europeo delle imprese pubbliche (Ceep), fu deciso di introdurre norme adatte a combattere lo stress da lavoro, che colpiva il 50-60% dei lavoratori dipendenti dell’UE.
Ma oltre al prevedibile aumento di carichi lavorativi e responsabilità, a rendere meno appetibile il ruolo dirigenziale, concorre anche il fattore umano: in tempo di crisi, sono in molti ad avere negli occhi le file ed i volti dei disoccupati licenziati dai loro capi. Ben il 63% degli intervistati si è detto incapace di poter mettere in pratica tagli del personale senza soffrirne emotivamente, aggiungendo, tra l’altro, l’incertezza della stessa posizione giuridica del dirigente che, proprio in caso di licenziamento, è meno tutelato del lavoratore dipendente.
Aggiungiamo anche che, negli ultimi tempi, specie in Italia, la fiducia dei lavoratori dipendenti in chi li guida è crollata a livelli terra terra: oltre il 51% ha definito scarso il proprio capo; solo il 24,7 assegnava la sufficienza, mentre un minuscolo 20% definiva buono/ottimo l’operato del proprio dirigente, frutto anche del meccanismo perverso del mercato lavorativo italiano, che tende a non dare molta considerazione alla meritocrazia (specie per chi si affaccia al mondo del lavoro per la prima volta).
A conti fatti, la figura dirigenziale ne esce ridimensionata, specie in questo periodo, accusata di essere la causa principale dello scoppio della crisi e di non essere sufficientemente preparata per affrontarla al meglio.
Non resta quindi che ripensarne ruolo e posizione, soprattutto in base a competenze, capacità e preparazione, con buona pace dell’onnipotente Mega direttore fantozziano.
Danilo








