Pro-post@ Lavoro

26 gen, 2012

Quando i bambini lavoravano

Scritto da: Elisabetta Vellone In: Benessere e lavoro|Crisi e cambiamento

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Quando i bambini lavoravano

 

 

Quando i bambini lavoravanoSappiamo tutti come per lavoro umano si intenda l’impiego di energia volto a produrre un bene o un servizio o comunque qualcosa di socialmente utile.

Un tempo, nemmeno lontanissimo, quando eravamo più semplici, meno istruiti, ma molto innamorati della vita, i bambini lavoravano. Gradatamente intorno ai dieci anni i piccoli seguivano le orme dei genitori i quali diventavano maestri d’arte per i fanciulli insegnando loro un passo dopo l’altro la propria stessa arte come se insegnassero un bel gioco. Generalmente il maschio era allievo del padre e la femmina della madre. A volte i giovanissimi chiedevano di poter apprendere un’arte diversa da quella di famiglia, motivo che apriva le porte degli scambi e la collaborazione sociale. Generalmente i figli del falegname, apprendevano il lavoro con il legno, i figli del contadino, apprendevano il lavoro dei campi; i figli del fornaio apprendevano il lavoro con la farina; i figli del sarto la sartoria e così via. L’età dell’apprendimento e della formazione era fortemente improntata sull’impegno ad apprendere l’arte e favorire una buona immagine sociale di se. I piccoli, i giovani durante questo percorso avevano tantissime occasioni di conferme personali, tantissime risposte positive alle loro azioni, ogni piccola e grande conquista era motivo di orgoglio,  prova di  capacità e di valore personale essi apprendevano il mestiere, ma anche il divenire adulti, capaci e responsabili; l’identità personale e l’identità sessuale erano forti e chiare, la depressione giovanile non esisteva. Poi sono arrivati i venti postumi dell’industrializzazione gettando i semi del consumismo. Le arti sono state declassate, ci sono le macchine. La grande corsa nelle città, il posto fisso, i figli a scuola, la televisione e il frigorifero; la pialla dei popoli entrava in azione. I piccoli e i giovani, gradatamente vennero allontanati dal mondo del lavoro, ma anche dalla figura del genitore-maestro di arte e di vita. La comunicazione in famiglia andava in crisi per  poi lentamente scomparire. L’educazione dei figli venne delegata ai media, alla strada, ai compagni. Oggi la legge prevede che il giovane non può lavorare prima dei sedici anni altrimenti è sfruttamento minorile, ma se per caso non è portato per lo studio e visto che fino a sedici anni non ha fatto nulla che cosa potrebbe fare? E intanto lo abbiamo specializzato a consumare, consumare, consumare …. quale unico modo a portata di mano per procurarsi un’emozione o del  pseudo piacere; E i soldi? I soldi da qualche parte escono almeno fino a che ci sono l’esercito di nonni che tamponano e intervengono  a tutto campo, poi si vedrà. Questo fenomeno sociale ha tradito il Lavoro, ha tradito la famiglia, ma soprattutto ha tradito molti giovani costringendoli ad una regressione evolutiva e alla perdita della serenità, abbiamo un esercito di adolescenti ultra trentenni. Quando i bambini lavoravano erano felici e propositivi  oggi, i nostri bambini, riescono ad essere solo occasionalmente contenti.

                                                                                        Dott.ssa Elisabetta Vellone

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