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05 mar, 2010

Politica e Lavoro. Intervista alla senatrice Adriana Poli Bortone

Scritto da: Davide Algeri In: Crisi e cambiamento|Intervista all'esperto

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Politica e Lavoro. Intervista alla senatrice Adriana Poli Bortone

La politica è il terreno su cui cammina ogni democrazia. I cittadini scelgono altri cittadini per amministrare la cosa pubblica e per prendere decisioni in nome della collettività. Questa è la teoria. La pratica, almeno qui da noi, deve ancora arrivare. Ai politici noi tutti abbiamo l’obbligo di porre domande; sulle risposte è necessario riflettere per scegliere e confrontare. La crisi economica che continua a colpire i comuni cittadini lascia completamente nuda e visibile l’incapacità dei nostri amministratori di trovare soluzioni politiche al problema, o quantomeno di proporre qualche possibilità. I precari ed i giovani diventano ancora una volta merce preziosa per la prossima tornata elettorale.

Abbiamo rivolto alla candidata alla presidenza della Regione Puglia, la senatrice Adriana Poli Bortone, qualche domanda su lavoro e politica. Dalle risposte ci sembra di poter tirare fuori un’idea molto semplice, che in questo preciso momento storico trova ancora più forza: serve l’impegno di tutti! Perciò, tra una puntata del Grande Fratello ed una partita di calcio, tra il sabato sera in discoteca ed una camicia firmata, ricordiamoci dei nostri diritti.

La crisi economica è come una nebbia abbastanza fitta che limita l’orizzonte quando guardiamo troppo lontano; ha cambiato e continuerà a farlo la percezione della vita, soprattutto quella di molti giovani che diventeranno a breve “le nuove famiglie italiane”.

La crisi è solo un grande alibi dietro il quale nascondere incapacità ed inefficienze. Anche gli altri Paesi soffrono della crisi mondiale, qualcuno, come la Grecia e la Spagna, sta anche peggio di noi, ma io guardo a quei Paesi che stanno riuscendo a tirarsi su e scopro che le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, si sono messe al servizio dell’obiettivo comune. La storia ha insegnato che proprio nei momenti di crisi un Paese coraggioso deve investire nelle proprie risorse umane. E quale migliore risorsa dei giovani? La ripresa deve iniziare dalla famiglia che un governo che si rispetti deve porre al primissimo posto delle sue priorità. Sono le persone non le statistiche ed i numeri che devono agitare il sonno dei ministri economici, perché se alle persone fai sentire la vicinanza dello Stato, viene più facile superare le difficoltà della quotidianità. Se ciò avvenisse, lanceremmo un potentissimo fascio di luce oltre quella nebbia, tale da consentire di intravedere un approdo, un termine o, quanto meno, una speranza. Soltanto con una politica sociale degna di questo nome il cittadino, specialmente il giovane che si affaccia alla vita senza uno straccio di prospettiva, può ritrovare un po’ di ottimismo.

Quale consiglio può dare, da madre, donna e senatrice, a due trentenni con strani contratti lavorativi che guadagnano quasi mille euro al mese?

Da madre e da donna meridionale in una famiglia a basso reddito, praticissima nell’esercitare la sopravvivenza, direi a questi ragazzi di tenersi ben stretto quel contratto, per quanto strano. Nel Sud la disoccupazione giovanile supera il 60 per cento: una vera e propria tragedia sociale. So che con quella cifra non si possono fare progetti d’avvenire, ma i consigli non servirebbero perché al Sud non c’è mercato del lavoro e la domanda è oggi bassissima, inutile girarci intorno. Da senatrice consiglierei di misurare sul campo il rendimento del rappresentante che i due trentenni hanno scelto nelle varie consultazioni, politiche generali e amministrative. Ripeterò ancora una volta il concetto-cardine della mia visione della politica: ciascuno deve gestire autonomamente la propria scelta, orientarla secondo i convincimenti che matura confrontando tutte le proposte che gli vengono somministrate. Se pone il suo cervello all’ammasso e si adegua a scelte altrui, gli consiglio di non lamentarsi se le cose continueranno ad andargli male e a non sperare di meritarsi, grazie ai propri meriti, più della paghetta di 500 euro.

Da diverso tempo la politica italiana ha abbandonato al proprio destino migliaia di giovani. Questa enorme risorsa, che nel Brasile del presidente Lula rappresenta il motore del nuovo sviluppo economico, tende molto spesso a non riconoscersi in nessuna organizzazione partitica e a privilegiare aggregazioni politiche molto più semplici, basate su idee ben precise (No B Day) o singole persone (Beppe Grillo). Quale consiglio vuol dare ai giovani per non abbandonare la quotidiana vita politica?

Guardarsi intorno, pensare con la propria testa, non delegare più a nessuno il compito di scegliere il “meglio possibile” per loro, riappropriarsi del diritto più bello del cittadino in democrazia: votare secondo le proprie convinzioni. Il presidente Lula guida un Paese che è da sempre sensibile al richiamo della propria autonomia, non a caso il Brasile è uno dei più forti tra i Paesi Non Allineati. Non è stato difficile per lui sganciarsi dalla logica solita dell’appartenenza per puntare tutto il suo impegno sul da farsi per il suo popolo. Da noi è praticamente impossibile. Periodicamente assistiamo al sorgere di ondate, quasi sempre giovanili, che trovano nella Rete la loro via naturale per comunicare ma che non riescono a dotarsi di modelli organizzativi, di strutturarsi in proposta politica. Grillo impersona questa modalità, prima di lui c’era stato il regista Nanni Moretti, con i suoi girotondini di cui si è persa ogni traccia, e dopo Grillo ci sarà qualcun altro… La risposta è in una parola che prendo dal vecchio lessico leninista, così lontano dalla mia formazione: prassi. Organizzate le vostre idee e mettetevi al sole, cari giovani.

Lavoro nero, lavoro precario, contratti a progetto, a tempo determinato, a chiamata. L’Italia è ancora una Repubblica democratica, fondata sul lavoro?

C’è scritto così ed io lo credo ancora fermamente. Ho sempre equiparato il lavoro alla dignità. Se ci esercitiamo a sostituire questo concetto alla parola “lavoro” avremo un risultato agghiacciante: dignità nera, dignità precaria, dignità a progetto, dignità a tempo indeterminato, dignità a chiamata. Pensiamoci.

Alessandro Mele

Giornalista Pubblicista

www.allegocv.it


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  • manuela: Ciao Alessandra, quando chiesi ad Alessandro di raccontare la sua storia personale e imprenditoriale, lo feci perchè mi aveva trasmesso positività,
  • alessandra: Tante cose ci hanno colpito di Alessandro..ma soprattutto la passione che ha ..e che trasmette ai suoi esemplari collaboratori... Condivido soprattu
  • Alessandro Giuliani: I miei personali complimenti a Manuela Piccioni per aver saputo cogliere l'essenza di quanto ci siamo scritti negli ultimi tempi. E' proprio brav

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