#PlatformCoop: è arrivata l’ora delle Piattaforme Cooperative

La quarta rivoluzione industriale, chiamata anche Industry 4.0, ha avuto il merito di rendere la Platform Economy più popolare che mai. Un viaggio in BlaBlaCar, una vacanza in AirBnB, una cena ordinata su Deliveroo, un mobile preso all'Ikea e montato dal "tuttofare" di TaskRabbit

Quest'ultimo non vi è familiare? Ci farete l'abitudine. Ikea – che non ha bisogno di presentazioni – ha deciso di fornire ai clienti un aiuto per trasportare e assemblare i mobili acquistati e per farlo ha rilevato TaskRabbit, una piattaforma digitale grazie a cui i clienti potranno scegliere quale gig worker, tra i tanti disponibili, fa al caso loro.

Attenzione: non ha comprato una società di fattorini/montatori bensì una piattaforma (come quelle di cui abbiamo parlato qui e qui) dove un algoritmo va a selezionare uno o più freelance – quindi non dipendenti dalla piattaforma né tantomeno da Ikea – da mettere in contatto con il cliente.

Questo è il lavoro su piattaforma, il lavoro "uberizzato": piccoli impieghi saltuari reperiti da un software che ordina i lavoratori per indice di gradimento e fa venir meno il concetto di azienda, poiché mette il cliente finale a diretto contatto con il lavoratore, che non ha bisogno di un datore che trovi lavoro per lui. Probabilmente, la forma di lavoro che crescerà più di tutte, nel prossimo futuro.

Ma non è detto che sia l'unico futuro possibile: a ogni rivoluzione indurstriale, infatti, corrisponde una rivoluzione cooperativaCosa succederebbe se i lavoratori comprassero la piattaforma che li governa? Se i rider comprassero Deliveroo? Se i turisti comprassero AirBnB? Se i guidatori comprassero BlaBlaCar? Se i fattorini comprassero un magazzino di Amazon? Tutte queste aziende diventerebbero cooperative.

Le piattaforme cooperative sono già tra noi: piattaforme come tutte le altre, ma possedute non da un solo milionario – o gruppo di – ma da chi ci lavora, a vario titolo. Questo comporta differenze non da poco. È come se, continuando sull'esempio di questi giorni, i fattorini di Amazon potessero decidere con quali regole lavorare e se, a fine anno, spartirsi tra di loro gli introiti dell'azienda – anziché arricchire Jeff Bezos. In questo senso, si parla di distribuzione di valore.

Piattaforme cooperative fantastiche e dove trovarle

Ecco alcuni esempi concreti di piattaforme cooperative:

Smart: cooperativa di soci lavoratori artisti e freelance creativi (designer, scenografi, videomaker…), nata in Belgio, conta più di 7000 soci, anche in Italia. Gestisce i contatti professionali dei soci e garantisce loro autonomia professionale, ma anche tutte le tutele di un lavoratore dipendente.

Ridygo: piattaforma cooperativa del settore ridesharing (come BlaBlaCar) posseduta sia dagli sviluppatori della piattaforma stessa che dagli utenti, sia passeggeri che conducenti, sfruttando un software predittivo per creare gli abbinamenti migliori.

Resonate: una sintesi delle precedenti, cioè una piattaforma di proprietà di artisti ed etichette discografiche che associa anche semplici ascoltatori, tra i quali vengono condivise canzoni con il sistema "stream to own".

Loomioche non saprei come descrivere se non come uno strumento cooperativo per il decision making collettivo che è anche una cooperativa.

E ce ne sarebbero molte altre, come l'italiana (ma già internazionale) FairBnB o il negozio Camilla di Bologna.

Venerdì prossimo, 1° dicembre, avremo occasione di parlarne al Convegno Internazionale ADAPT dedicato ai fattori e le competenze abilitanti per l'impresa 4.0.

Simone Caroli

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