Sindacato, o non sindacato: questo è il problema

Alle porte di Pordenone esiste un’azienda che ha abolito gli orari di lavoro per i propri dipendenti. Un’azienda abbastanza grande, 200 dipendenti, il 70% donne. Il suo business è la creazione di album per matrimoni e ritratti.

In un’intervista su Repubblica il fondatore dichiara "Lavoravo e questa cosa dell'orario, del cartellino, della sirena che suona, mi ha sempre dato fastidio, è qualcosa che ti limita, sono catene. Quando ho fatto il mio percorso ho voluto farlo diverso".

Un piccolo paradiso, dove i dipendenti non hanno un orario definito a priori, ma lavorano per obiettivi, con flessibilità. Lavorando meglio si ottengono performance migliori. Sicuramente un plauso ad un imprenditore così illuminato e con un rapporto di fiducia tale verso i propri dipendenti da non doverli vincolare al cartellino.

Un dettaglio dell’intervista lascia tuttavia perplessi. Come ciliegina sulla torta di questa organizzazione perfetta vi è l’assenza totale del sindacato.

Siamo sicuri che l’assenza del sindacato sia un elemento da ergere a positività? Se ci spostiamo oltreoceano potremmo osservare cosa accade nelle realtà americane dove il sindacato non esiste. Salari bassi, assenza di tutele basilari, condizioni di lavoro disagevoli. Ma anche senza volare negli USA, possiamo osservare condizioni analoghe nelle nostre imprese di servizi, in particolar modo in quelle che si occupano di consulenza a vario titolo.

Cosa significa non avere il sindacato in azienda? Significa non avere un confronto. Un confronto che può essere più o meno costruttivo, ma comunque un confronto. E se è vero che il sindacato italiano ha ancora tanta strada da fare per capire la situazione del mercato del lavoro attuale, togliergli questa funzione è un errore manageriale che nel lungo periodo rischia di portare ad importanti conseguenze.

 

Carlotta Piovesan

 

 

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