Immaginate un omino dall’aspetto qualunque, un impiegato anonimo, seduto dietro ad una scrivania, la schiena curva e il viso letteralmente infilato nel foglio che ha davanti a se…E’, più o meno, questa l’idea che avete del burocrate ? Non gli dareste poi tanto peso, vero? E, invece, fareste bene a pensare il contrario: perché sarà proprio con quel signore che dovrete misurarvi, per superare il primo scoglio che ostacola chiunque voglia realizzare un proprio progetto imprenditoriale.
Secondo uno studio del World Economic Forum, infatti, l’Italia si attesta al 48° posto per la competitività in campo economico, non un grande risultato per uno dei paesi che fa parte del G8, soprattutto se, come afferma lo stesso studio, siamo tra i primi per efficienza nella produzione. Cosè allora che ci fa scivolare in fondo alla classifica, che lega mani e piedi l’economia, che le impone una pesante zavorra? Possibile che sia davvero quell’omino anonimo? Ebbene si.
La Confcommercio lo testimonia a chiare lettere: la burocrazia pesa per il 7% sul fatturato delle imprese italiane, che dedicano “ogni mese allo svolgimento degli adempimenti amministrativi dalle cinque alle sei giornate/uomo e oltre il 30% delle Pmi dispone di un ufficio appositamente dedicato al disbrigo di queste pratiche“.
Un macigno assurdo da sopportare, se si vuole competere in campo internazionale o se si vuole anche solo sopravvivere alla tempesta della crisi economica in atto. E tutto questo nonostante i continui tentativi di innovazione e semplificazione messi in atto dai vari governi succedutisi nel corso degli anni (dallo Sportello Unico al sistema Telemaco), realizzando però ben poco, rispetto alle riforme necessarie a rendere più dinamica, efficiente e funzionale la mastodontica macchina della PA, capace di pesare ben il 4% del PIL in più (qualcosa come 60 miliardi di euro), rispetto all’efficiente Germania, e la cui presenza asfissiante ci condanna al 76° posto nella classifica globale per libertà di iniziativa economica.
Se un pensionato ha il tempo di perdere 20 giorni l’anno per correre dietro a cartelle pazze, disguidi vari, file interminabile agli sportelli, non l’hanno invece chi cerca di barcamenarsi nel mondo del lavoro.
“Una spesa media di 5012,00 €, 62 giorni di attesa per il disbrigo delle pratiche e 16 procedure da seguire” : è questo che deve affrontare chi vuole aprire un’attività in proprio, un’esperienza da viaggio nel Purgatorio, come spiegava lo studio Dome Business 2004 della Banca Mondiale e, in 5 anni, le cose non sono molto cambiate, dato che, ancora oggi lo spreco di tempo, soldi e carta per rispettare le scadenze amministrative è rimasto pressoché immutato.
Desiderate quindi avviare una vostra attività? Allora armatevi di pazienza, volontà ferrea e preparatevi allo scontro con l’omino anonimo.
eldanilo
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