Pro-post@ Lavoro

11 set, 2009

La palla al piede

Scritto da: Danilo Sanna In: Crisi e cambiamento

274556962_c5f1d3b9c1_m Immaginate un omino dall’aspetto qualunque, un impiegato anonimo, seduto dietro ad una  scrivania, la schiena curva e il viso letteralmente infilato nel foglio che ha davanti a se…E’, più  o meno, questa l’idea che avete del burocrate ? Non gli dareste poi tanto peso, vero? E, invece,  fareste bene a pensare il contrario: perché sarà proprio con quel signore che dovrete  misurarvi, per superare il primo scoglio che ostacola chiunque voglia realizzare un proprio  progetto imprenditoriale.

Secondo uno studio del World Economic Forum, infatti, l’Italia si attesta al 48° posto per la  competitività in campo economico, non un grande risultato per uno dei paesi che fa parte  del G8, soprattutto se, come afferma lo stesso studio, siamo tra i primi per efficienza nella produzione. Cosè allora che ci fa scivolare in fondo alla classifica, che lega mani e piedi l’economia, che le impone una pesante zavorra? Possibile che sia davvero quell’omino anonimo? Ebbene si.

La Confcommercio lo testimonia a chiare lettere: la burocrazia pesa per il 7% sul fatturato delle imprese italiane, che dedicano “ogni mese allo svolgimento degli adempimenti amministrativi dalle cinque alle sei giornate/uomo e oltre il 30% delle Pmi dispone di un ufficio appositamente dedicato al disbrigo di queste pratiche“.

Un macigno assurdo da sopportare, se si vuole competere in campo internazionale o se si vuole anche solo sopravvivere alla tempesta della crisi economica in atto. E tutto questo nonostante i continui tentativi di innovazione e semplificazione messi in atto dai vari governi succedutisi nel corso degli anni (dallo Sportello Unico al sistema Telemaco), realizzando però ben poco, rispetto alle riforme necessarie a rendere più dinamica, efficiente e funzionale la mastodontica macchina della PA, capace di pesare ben il 4% del PIL in più (qualcosa come 60 miliardi di euro), rispetto all’efficiente Germania, e la cui presenza asfissiante ci condanna al 76° posto nella classifica globale per libertà di iniziativa economica.

Se un pensionato ha il tempo di perdere 20 giorni l’anno per correre dietro a cartelle pazze, disguidi vari, file interminabile agli sportelli, non l’hanno invece chi cerca di barcamenarsi nel mondo del lavoro.

Una spesa media di 5012,00 €, 62 giorni di attesa per il disbrigo delle pratiche e 16 procedure da seguire” : è questo che deve affrontare chi vuole aprire un’attività in proprio, un’esperienza da viaggio nel Purgatorio, come spiegava lo studio Dome Business 2004 della Banca Mondiale e, in 5 anni, le cose non sono molto cambiate, dato che, ancora oggi lo spreco di tempo, soldi e carta per rispettare le scadenze amministrative è rimasto pressoché immutato.

Desiderate quindi avviare una vostra attività? Allora armatevi di pazienza, volontà ferrea e preparatevi allo scontro con l’omino anonimo.

eldanilo

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10 set, 2009

Stavamo meglio quando stavamo peggio?

Scritto da: Elisabetta Vellone In: Crisi e cambiamento

femminilitàmamma

Il mondo del lavoro oggi giorno è a pieno titolo parimenti popolato da uomini e donne. La donna sta dimostrando di essere perfettamente in grado di svolgere quei ruoli che un tempo sembravano esclusività maschile. Onestamente dobbiamo riconoscere che in molte circostanze la donna può essere preferibile al collega maschietto; essa è più tenace, più incline al sacrificio, più impegnata nello studio doti queste che le consentono di ottenere con maggiore probabilità i risultati che le stanno a cuore. Di conseguenza temi come: esigenza di autonomia, libertà, carriera, occupazione e disoccupazione sono “titoli di testa” per gli uni come per gli altri. Questo fenomeno, sulla carta, non fa una piega è una delle tante pagine scaturenti dal processo di evoluzione e cambiamento sociale, ma nella realtà, cioè in quello spazio delle relazioni umane dove si intersecano magnificamente: sguardi, linguaggio verbale e non verbale, emozioni, sentimenti, intenti; la dove le persone (per usare un termine del momento) si connettono con i propri simili, c’è perplessità e smarrimento, quasi un’atmosfera di lutto. La donna è cambiata: ha imparato a bestemmiare, ha imparato la volgarità nel parlare e nell’agire, ha imparato ad aggredire ad essere spietata per ottenere vantaggi, ha imparato a Bere a sballarsi, a derubare i vecchietti, a spacciare, ha perso poesia e pudore. La donna ha imparato ad usare ed abusare del potere, sa essere tirannica e determinata, spietata. La donna si sta appropriando di tutte quelle caratteristiche che un tempo si ascrivevano agli uomini peggiori, quelli cattivi! La donna ha tradito se stessa. Ha rifiutato il titolo di regina della casa. Ha rinnegato la sua femminilità, la dolcezza, ha abbandonato quella delega speciale ad amare incondizionatamente ed educare i figli all’amore. La donna ha abbandonato il focolare che non è più luogo di rifocillamento, amore e consolazione, ha abbandonato i figli, ha abbandonato anche l’uomo. La donna non ama, calcola tutto, pianifica freddamente per avere….avere….avere, ma cosa? La donna aveva tanto e non se n’è accorta, né si è accorta di quanto indispensabile e quanto riusciva a dare agli altri. Le pagine della realtà quotidiana sollevano un dubbio: ma è questa l’evoluzione? Evolversi non vuol dire migliorare la qualità della vita? Può quanto sopra essere considerato miglioramento? Forse stavamo meglio quando stavamo peggio!

Dott.ssa Elisabetta Vellone

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04 set, 2009

Co.co.pro. finalmente piu stabili

Scritto da: Davide Algeri In: Legislazione e sicurezza sul lavoro

lavoro-precario

Secondo quanto stabilito dalla legge 31/2008, ed in particolare dalla circolare n.8/2008 entro il 30 settembre le aziende possono regolarizzare i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, trasformandoli in contratti di lavoro subordinato e provvedendo alla loro stabilizzazione.

Possono accedere alla procedura di stabilizzazione anche i contratti di collaborazione gi� oggetto di accertamenti amministrativi o giurisdizionali, purch� non sussistano provvedimenti o sentenze di natura definitiva.

Il datore di lavoro di un�azienda, dovr� versare alla Gestione separata Inps, come contributo straordinario integrativo, met� della quota di contribuzione a carico del committente per il periodo di vigenza del contratto di collaborazione.

Le Regioni, inoltre, per incentivare la trasformazione, assegneranno dei bonus a fondo perduto che andranno dai 4.000 ai 15.000 euro per ogni trasformazione contrattuale.

Sempre secondo quanto riportato sulla circolare, si avr� una migliore considerazione e una valutazione preferenziale sar� data a quegli accordi che prevedono la trasformazione in contratti di lavoro a tempo indeterminato full time e part time (superiori a 25 ore settimanali), a tempo determinato (non inferiori a 24 mesi) e in contratti di apprendistato.

Resteranno esclusi i contratti di inserimento, che hanno una durata massima di 18 mesi.

Forse ci stiamo avvicinando piano verso la risoluzione della crisi?

Staremo a vedere!

Intanto voi che ne pensate?

Davide Algeri

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04 set, 2009

Era il Mega direttore galattico…

Scritto da: Danilo Sanna In: Crisi e cambiamento

Quanti lavoratori, vedendo i film della serie Fantozzi, avranno desiderato calarsi, almeno una volta, nei panni del Mega direttore galattico, il super dirigente che esercitava i suoi poteri divini sui poveri impiegati?

La risposta è abbastanza sorprendente: ben pochi.

Leggendo i dati della decima indagine annuale World of Word, realizzata da Ranstad, oltre la metà degli impiegati intervistati ha dichiarato di essere pronto a rifiutare un’eventuale offerta di passare in sala comandi.

Sono soprattutto i più vecchi e le donne a non voler fare il gran salto (ma anche tra i più giovani, ben 4 su 10, c’è chi ha risposto no): ricoprire una carica di quel livello significherebbe un aumento abnorme dello stress da lavoroimages, la prima causa di malattia tra i lavoratori europei (oggigiorno sono 56 milioni gli europei, di cui ben 9 milioni di  italiani, a rischio), tant’è vero che dal 2004, grazie ad un accordo raggiunto tra la Confederazione europea dei sindacati (Ces), l’Unione delle Confindustrie europee (Unice), l’Unione europea degli artigiani e delle piccole imprese (Ueapme) e il Centro europeo delle imprese pubbliche (Ceep), fu deciso di introdurre norme adatte a combattere lo stress da lavoro, che colpiva il 50-60% dei lavoratori dipendenti dell’UE.

Ma oltre al prevedibile aumento di carichi lavorativi e responsabilità, a rendere meno appetibile il ruolo dirigenziale, concorre anche il fattore umano: in tempo di crisi, sono in molti ad avere negli occhi le file ed i volti dei disoccupati licenziati dai loro capi. Ben il 63% degli intervistati si è detto incapace di poter mettere in pratica tagli del personale senza soffrirne emotivamente, aggiungendo, tra l’altro, l’incertezza della stessa posizione giuridica del dirigente che, proprio in caso di licenziamento, è meno tutelato del lavoratore dipendente.

Aggiungiamo anche che, negli ultimi tempi, specie in Italia, la fiducia dei lavoratori dipendenti in chi li guida è crollata a livelli terra terra: oltre il 51% ha definito scarso il proprio capo; solo il 24,7 assegnava la sufficienza, mentre un minuscolo 20% definiva buono/ottimo l’operato del proprio dirigente, frutto anche del meccanismo perverso del mercato lavorativo italiano, che tende a non dare molta considerazione alla meritocrazia (specie per chi si affaccia al mondo del lavoro per la prima volta).

A conti fatti, la figura dirigenziale ne esce ridimensionata, specie in questo periodo, accusata di essere la causa principale dello scoppio della crisi e di non essere sufficientemente preparata per affrontarla al meglio.

Non resta quindi che ripensarne ruolo e posizione, soprattutto in base a competenze, capacità e preparazione, con buona pace dell’onnipotente Mega direttore fantozziano.

eldanilo

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03 set, 2009

Lavoro e crisi di identità

Scritto da: Elisabetta Vellone In: Crisi e cambiamento

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Roma un giorno di �agosto. Sono le 11 del mattino su una delle tante famose piazze romane. I negozi sono chiusi, le strade quasi deserte, il caldo incalza. Gli edifici di massimo cinque o sei piani che si erigono sulla piazza, creano una zona d�ombra in meta di essa. A livello stradale , collocata ad angolo nella zona ombreggiata, con verandina verdeggiante e tavoli non ancora imbanditi, � collocato uno dei tanti: ristorante-pizzeria. Il gestore, al quale facciamo visita di cortesia, aveva subito un furto durante la notte, pare, ad opera di una banda di extracomunitari che hanno fatto man bassa nella zona. Seduti ad uno dei tavoli esterni, proprio di lato all�accesso al locale, il gestore ci offre un caff�, che viene prontamente servito da un ridente faccino orientale. Si aggiunge al rito del caff� anche il cuoco, un ragazzone dalla carnagione olivastra, che descrive con un italiano approssimato il suo disagio in cucina in seguito al furto appena subito. Sono quasi le dodici e due ragazzi sui vent�anni dai chiari tratti asiatici si apprestano ad apparecchiare i tavoli con tanto di fiorellini al centro e posacenere. Il motore di un furgone, che si ferma proprio davanti all�ingresso, attira la nostra attenzione: � la ditta che consegna le tovaglie pulite. Alla guida un giovane moldavo accompagnato da un�altrettanto giovane donna insieme alla quale� in qualche minuto effettuano la consegna e ripartono. Intanto un camion � in attesa di effettuare il suo parcheggio nello stesso spazio. � il camion della ditta di acque minerali e bibite. Effettuata la manovra necessaria, due giovani rumeni balzano fuori e tirano gi� dal mezzo la merce da consegnare. Non � finita, c�� un furgoncino con la scritta �forno caldo� che si accosta, due ragazzi moldavi prelevano un gran cesto di pane caldo dal furgone e lo portano in cucina. Osservare dall�esterno una cellula del mondo del lavoro pu� essere davvero affascinante! Ma nel caso descritto costringe l�osservatore a delle riflessioni: se � vero, come � vero, che il nostro paese � in crisi, perch� questi posti di lavoro non sono occupati dai nostri ragazzi? Perch� l�agognata autonomia ed indipendenza economica faticano ad identificarsi nel ruolo di lavoratore? Perch� i nostri giovani passano dall�identit� di scolaro a quella di consumatori liberi e agiati? Dove sono i nostri giovani mentre sognano di diventare calciatori o veline? Dove sono oltre che in discoteca, nei pub o a fare fal� sulle spiagge? Dove sono oltre alla chat, lo spinello e la birra?

L�identit� personale � vittima di una grave crisi poich� deturpata dei valori costituenti, uno di essi � il Lavoro. Dove sono gli adulti, i genitori, gli educatori visto che hanno abbandonato i loro giovani nel deserto degli istinti?

Dott.ssa Elisabetta Vellone

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