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Ore 07:30 – Sveglia presto, per mantenere l’illusione “chi prima comincia, è a metà dell’opera“. Bacio del buongiorno alla persona (fidanzato/a, marito/moglie o assimilabili) o all’orsacchiotto con cui condividi il letto. Discorso di incoraggiamento allo specchio sul genere “forza, oggi ci riuscirai“. Il dubbio si insinua quando lo specchio ti da una pietosa pacca sulla spalla. Doccia con acqua gelida: l’acqua calda costa.
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Invitiamo il lettore a leggere l’articolo di Romano Prodi sulla prima pagina del Messaggero di domenica 14 novembre 2010 dal titolo: Il dovere di dire come stanno le cose. Il problema della mancanza di prospettive lavorative/occupazionali sta diventando un atteggiamento di fondo. I meno giovani sono rassegnati, i giovani sono disorientati e nervosi, le famiglie sono in affanno, ma alla domanda di lavoro, vitale per il cittadino e per l’intero paese, nessuno risponde, nessuno parla di progetti risolutivi e di prospettive concrete. Non solo non si risponde, ma si evita accuratamente di parlarne e di indagare sulle reali difficoltà e le drammatiche conseguenze che si generano ogni giorno in seguito alla povertà indotta in molte famiglie. Leggi tutto »
25 ott, 2011
Scritto da: Alessia Gervasi In: News
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Diamo comunicazione ai nostri lettori del quarto rinvio del diario d’esame delle 22 procedure selettive del concorso per circa 2000 posti indetto dal comune di Roma il 23 febbraio 2010. Una notizia piuttosto prevedibile viste le ultime informazioni pubblicate in questi giorni.
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In queste calde giornate estive aleggia sulle prime pagine dei quotidiani la notizia della fuga degli studenti italiani, con il pieno consenso delle rispettive famiglie, dai licei più severi. Le eco al riguardo sono le più svariate: hanno ragione! tanto quello che conta è avere il pezzo di carta, perché faticare tanto!; a che serve tanto studio se poi non c’è neanche il lavoro e magari ti devi adattare a fare qualunque cosa?; questo non è un paese che premia i migliori, una maturità comprata equivale ad una sudata e allora a che serve impegnarsi tanto? C’è anche chi con amarezza sottolinea la tendenza ad una cultura dell’ignoranza basta ricordare quella notizia sui gravi errori di grammatica rilevati ad un concorso pubblico per laureati. Chi come noi si occupa di quel nobile spazio umano definito “lavoro” non può rimanere indifferente di fronte a tale notizia-documento. Leggi tutto »
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E’ una previsione pessimistica, ma proprio non riesco ad essere ottimista. Lo sarei, se notassi manovre o strategie, messe in campo dalle nostre menti migliori, per rilanciare lo sviluppo economico, sociale e culturale del nostro Paese. Ma sembra che la nostra classe dirigente sia impegnata a fare tutt’altro che salvare l’Italia.
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La voce del lavoro soffocata dai black block
Sabato 15 ottobre 2011 il nostro paese, secondo le regole di un popolo civile e democratico, ha tentato di richiamare l’attenzione delle autorità su quei nodi da lungo tempo impigliati nel pettine che sono: lavoro, disoccupazione, precarietà, povertà emergente, futuro incerto, pressione fiscale e quant’altro. Nel cuore di Roma, a quattro passi dai presidi delle più alte cariche del paese, una folla immensa e indignata composta da migliaia di cittadini giovani e ancora giovani tutti uniti da uguali sentimenti, poiché preoccupati, scontenti, maltrattati e strizzati come stracci, sfilava nel centro della capitale per dare voce e volume a quel misto di rabbia, paura ed impotenza che ogni singolo porta dentro di se in questo tempo. L’intento pacifico di sensibilizzare i governanti, però, è stato totalmente oscurato in un batter d’occhio quando in mezzo alla folla, secondo un piano sobillatore e terroristico studiato e pianificato in anticipo, è esplosa un’azione multipla di distruzione, violenza e malvagità che ha completamente rimosso e vanificato, nelle menti, i motivi stessi della manifestazione ponendosi essa come epicentro del contesto. Alla considerazione di un osservatore distaccato verrebbe da supporre che forse il vero intento della sommossa, era proprio ciò che è accaduto, cioè invertire le rotte psico- emotive inducendo le persone a considerare sopportabile un quadro negativo sotto la minaccia di qualcosa di peggiore; un po’ come dire che se ti tagliano un dito il mal di denti non lo senti più. Ma chi sono questi black block? A noi che ci occupiamo di salute e benessere ci viene spontaneo l’avvicendamento con il contesto medico quando si parla della presenza di una massa scura sentenziata dall’oncologo: il cancro. Una massa scura maligna e distruttiva definita carcinoma, ovvero un gruppo di cellule mortifere che si moltiplicano e si espandono distruggendo il corpo di cui fanno parte. E’ indubbio che il “corpo” ed i vari “apparati vitali” del nostro paese sono da tempo malati, sofferenti e mal curati quindi a rischio di degenerazione e peggioramento. Come volevasi dimostrare in quel sabato 15 ottobre.
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