La “volta buona” del ministro Giannini

stefania-gianniniCi ha messo un po’, forse per avere un quadro completo della situazione, forse perché appena insediata ha dovuto affrontare la protesta degli addetti alle pulizie, il caos delle abilitazioni, le incognite dei test per il numero chiuso anticipati, ma finalmente il Ministro della Pubblica istruzione, Stefania Giannini, si è espressa chiaramente sulla sua idea di scuola, l’ha fatto in un’intervista pubblicata sul quotidiano Repubblica e l’ha fatto oggi in un’audizione al Senato.

Partiamo dalla formazione dei docenti non abilitati. Il Ministro ha confermato il secondo ciclo del Tirocinio Formativo Attivo, una notizia che molti aspettavano e che sembrava essersi naufragata nel passaggio di testimone dovuto al cambio di governo e invece la Giannini ha detto che “Il prossimo tirocinio formativo lo confermerò, perché non voglio fermare nulla di ciò che si muove, mi attiverò subito per varare un’unica forma di abilitazione a professore entro il 2018”. Probabilmente questo annunciato sarà l’ultimo e bisognerà capire cosa accadrà a chi è iscritto all’Università ma non avrà conseguito in tempo il titolo per iscriversi al Tfa ma si spera venga attuata una fase di transizione già prevista, per altro, dalle norme attualmente esistenti.

Ma il Ministro sembra avere le idee molto chiare anche sulla didattica, l’importanza delle lingue e degli istituti tecnici, “Dobbiamo lavorare sulle lingue, mamma mia. Possibile che solo in Italia si parli questo pessimo inglese? A 18 anni bisognerebbe stare, almeno, al livello C2, quello che ti consente di dialogare con il mondo, di lavorare. L’inglese è come lo sci: o lo impari da piccolo o zoppichi tutta la vita. Cercheremo di immettere nelle nostre scuole insegnanti madrelingua o native like. E dovremo sperimentare classi di solo inglese e solo francese, dove alcune materie saranno insegnate solo nella lingua straniera. Le due ore a settimana propinate da insegnanti oggettivamente scarsi servono a poco”. E ancora a proposito degli istituti tecnici “È necessario. Aumenteremo gli Istituti tecnici superiori, danno lavoro. Oggi sono 63. Ne apriremo nuovi legati al turismo e ai beni culturali”.

Il Ministro cita anche l’importanza delle materie umanistiche “Daremo forza a tutte le materie umanistiche, filosofia compresa. Alla storia dell’arte. Alla musica. Ci sono cinque milioni per l’alta formazione artistica, i conservatori. E dobbiamo rafforzare la diffusione di base. Nel paese di Verdi e Puccini i nostri ragazzi non possono essere così lontani, nell’apprendimento dei rudimenti della musica, dai coetanei tedeschi”.

In generale anche il Ministro Giannini sembra muoversi nell’ottica della semplificazione e dallo sfoltimento di norme, leggi e leggine, coerentemente con i suoi colleghi di governo “Abbiamo una teoria di leggi sovrapposte, stratificate, senza un disegno cosciente. Ti strozzano. E se le leggi dall’inizio alla fine scopri che si contraddicono. Farò bene in questo ministero se toglierò, toglierò, senza aggiungere”.

Dunque per adesso il cambio di passo sembra evidente e per la prima volta si parla di valutazione seria degli istituti scolastici, di semplificare le norme che strozzano, di premiare gli insegnanti che vorranno lavorare di più “Gli scatti d'anzianità, ribadisco, sono arcaici. Dobbiamo consentire a chi ha voglia di lavorare e ritrovare la sua missione di insegnante di essere gratificato anche sullo stipendio. Creeremo nuovi ruoli, nuove funzioni. Un esempio. Il coordinatore delle materie umanistiche all'interno di un istituto avrà un premio in busta paga. E, ovviamente, lavorerà più ore.” E forse ci sarà anche un grande cambiamento sul reclutamento degli insegnanti e il Ministro ci fa riflettere sulla parola concorso “La parola concorso non ha una traduzione nelle altre lingue, significherà pur qualcosa?”

Insomma se davvero il Ministro si muoverà in questa direzione non potremo far altro che promuoverla a pieni voti.

Alessia Gervasi

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2 Responses

  1. Daniela
    Daniela at |

    Veramente il Ministro dimostra di non sapere nulla di didattica se pensa che con un insegnante madrelingua, i ragazzi imparino di più. Gli insegnanti di lingue devono essere preparati, ovviamente avere una buona pronuncia, ma soprattutto utilizzare un metodo didattico efficace. Inoltre, il livello C2 è altissimo, praticamente quasi madrelingua, che non si raggiunge neppure dopo la laurea in lingue. Impensabile che lo si possa raggiungere dopo la scuola secondaria di II grado. Tanto è vero che l’anno scorso per il concorsone ai docenti di lingue veniva richiesto un livello C1. Insomma, questa non sa di cosa parla.

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