05 feb, 2010
Accesso al credito
Scritto da: Danilo Sanna In: Crisi e cambiamento|Strumenti e strategie per il lavoro e l'autopromozione
Dare il via ad un’attività imprenditoriale o dirigere un’azienda già avviata non è cosa da nulla, occorrono risorse enormi: il più delle volte gli imprenditori o aspiranti tali non possono contare solo sui propri risparmi (quando ne hanno) e non resta loro che rivolgersi, nella stragrande maggioranza dei casi, a forme di finanziamento privato, credito bancario in primis.
Che la banca conceda un prestito, però, non è cosa per niente facile, specie di questi tempi: per le imprese è diventato estremamente difficile reperire fondi e finanziamenti, necessari sia agli investimenti imprenditoriali (nuove attrezzature, nuovo personale e sua formazione, nuovi prodotti, ecc.) che alle spese quotidiane (stipendi, bollette, tasse, ecc.).
La banca è quindi un nodo difficile da sciogliere: i grandi istituti bancari hanno delle reticenze a fornire il loro supporto ( ad esmpio, la domanda di prestiti è cresciuta del 30% nel 2009, con parallelo calo del 10% nelle concessioni di prestiti alle imprese artigiane) a differenza dei piccoli istituti di credito, più legati al territorio ed alla sua economia, ma privi delle risorse sufficienti.
A ciò si aggiungono anche le norme internazionali interbancarie: gli accordi di Basilea 2, di fatto, rendono più difficile e oneroso il sostegno finanziario alle PMI, da sempre perno centrale dell’economia italiana.
In pratica, gli accordi interbancari impongono agli istituti di credito di cercare di ridurre al minimo la percentuale di rischio che essi sono disposti a correre per il finanziamento di questa o di quella impresa, con il seguente risultato: essendo le PMI maggiormente esposte alle bizze del mercato e dell’economia in generale, rispetto alle grandi multinazionali (che vantano capitali e partecipazioni azionarie di spessore e sono quindi meglio attrezzate per i periodi di crisi), le banche, per diminuire la percentuale di rischio, riducono il credito e, nello stesso tempo, aumentano i tassi d’interesse dei prestiti alle aziende medio/piccole.
Una situazione per nulla facile per la nostra economia visto che, come più volte ribadito, le PMI sono la base e l’ossatura dell’Italia.
A dar fiato al nostro boccheggiante sistema economica, ci prova un’iniziativa della Confesercenti, con l’istituzione di Italia Com-fidi, l’evoluzione del sistema dei consorzi confidi della stessa associazione.
I consorzi confidi (ne esistono di diversi tipi) sono, in pratica, degli istituti che forniscono alle imprese (specie alle medio/piccole) le garanzie necessarie per poter far ricorso al credito bancario, altrimenti per loro irraggiungibile. Il nuovo soggetto ideato da Confesercenti, viste le difficoltà ad agire su scala ridotta, mira a spostare la partita del credito sull’intero territorio nazionale e a metter ordine nello stesso sistema che, fino ad oggi, ha potuto assistere oltre 60 mila imprese, con finanziamenti garantiti per 4 miliardi e 400 milioni di euro.
Per il piccolo imprenditore, in cerca di sostegno per la propria azienda, il ricorso al sistema confidi è praticamente l’unico, fino ad oggi, che possa permettergli di poter sopravvivere ai venti della crisi e di prepararsi ad un’eventuale ripresa.
Danilo









